Seppur in ordine sparso, i Paesi dell’Unione europea stanno lentamente prendendo posizione sulla possibilità di escludere Huawei dalla corsa verso le reti 5G. Dopo “l’invito” americano a rivalutare profondamente l’impronta del colosso cinese nelle infrastrutture di telecomunicazioni, diversi Stati hanno infatti scelto di tagliare fuori l’azienda dai propri network (per esempio, Australia, Nuova Zelanda e Giappone). All’appello mancano però i big europei, anche se qualcosa si sta lentamente muovendo. La Germania starebbe pensando di muoversi in questa direzione, anche se non sono state ancora prese decisioni. Il Regno Unito si trova in una posizione analoga. Così come la Francia, ultima a fare notizia: secondo Reuters Parigi starebbe per intensificare i controlli sulle proprie reti nel timore che le apparecchiature presentino serie vulnerabilità.

La misura sarebbe contenuta in un emendamento di un disegno di legge, sostenuto dal governo, anche se non citerebbe direttamente Huawei ma sarebbe rivolta più genericamente a tutti i fornitori di dispositivi. La scorsa settimana, però, il ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian si è detto consapevole dei possibili rischi derivanti dall’accesso del colosso cinese alle reti mobili, aggiungendo che l’esecutivo “prenderà le misure necessarie in caso di bisogno”.

Sembra invece già essere operativa la sospensione di tutti gli accordi commerciali riguardanti la fornitura di apparati di core network fra Huawei e Vodafone, come riportato dal Wall Street Journal. L’operatore avrebbe infatti deciso di mettere tutto in standby a causa delle incertezze che gravitano sulla multinazionale e sui possibili rischi legati alla cybersicurezza. Il quotidiano economico sottolinea che il blocco coinvolgerà solo l’infrastruttura europea nella parte adibita al trasporto dei dati e non riguarderà né impianti preesistenti né le antenne per lo sviluppo del 5G.

Comunque sia, il cerchio attorno a Huawei si sta ulteriormente stringendo. Al punto da spingere l’ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese all’Unione europea, Zhang Ming, a prospettare serie conseguenze per “la cooperazione economica e scientifica globale” nel caso in cui i divieti imposti sulla tecnologia del Dragone dovessero aumentare.