Le idee innovative su salute e benessere vanno forte tra le startup italiane. Dominano, in particolare, tra le startup che risultano abbastanza convincenti e interessanti da ottenere il sostegno di un incubatore o di un acceleratore: secondo i dati del Politecnico di Torino, il 21,4% delle realtà conteggiate nel 2017 opera nell’ambito della salute e del benessere. Questo, dunque, è il settore di mercato dominante tra le 2.435 startup e i 1344 team imprenditoriali operanti nel nostro Paese (secondo il dato aggiornato a fine 2017) e “incubati” o “accelerati”, come si suol dire.

Peccato che la fotografia scattata dall’ateneo torinese (un’analisi sviluppata dai ricercatori Social Innovation Monitor, con base al Politecnico di Torino, in collaborazione con Italia StartUp e con il supporto di Banca Etica, Compagnia di San Paolo, Impact Hub Milano, Instilla, Iren, Make a Cube3, SocialFare e Social Innovation Teams) sia tanto retrodata. È comunque interessante osservare che, mentre nel 2016 era il settore cultura, arti e artigianato a dominare nella lista delle startup sostenute da incubatori, l’anno successivo al primo posto spiccava il wellness.

Trasversalmente ai settori di mercato, poi, è significativo osservare come un incubatore su due abbia scelto, nel 2017, di sostenere una startup definita come “a significativo impatto sociale”. Quanto al tipo di prodotto o servizio sviluppati, all’interno degli incubatori dominavano le realtà che si occupano di servizi di informazione e comunicazione, quattro su dieci circa. Al secondo posto, con un 26,4% di rappresentanza, le startup che svolgono attività professionali, scientifiche e tecniche.

Chi sono, invece, gli incubatori e gli acceleratori attivi nello Stivale? Si tratta di 171 realtà che vantano un fatturato medio di 1,3 milioni di euro e che, sommate tra loro, hanno prodotto nel 2017 un giro d’affari di 222 milioni di euro. Il 60% risiede nel nord Italia, soprattutto in Lombardia (25,3% del totale) ed Emilia Romagna (10,6%), mentre dal punto di vista giuridico dominano le società private (64,2%, le altre sono o totalmente pubbliche o pubblico-private). Fra le startup iscritte al registro delle imprese, a fine 2017 se ne contavano 275 con all’attivo una partecipazione azionaria da parte di incubatori e acceleratori italiani.

“Emerge un quadro molto diversificato e in evoluzione”, commenta  Paolo Landoni, docente del Politecnico di Torino e direttore scientifico della ricerca. “Aumenta l’attenzione alle imprese a significativo impatto sociale e aumentano gli incubatori che affiancano alle proprie attività tipiche attività di selezione e investimento nell’equity delle startup. Investimenti importanti, perché in una fase seed molto rischiosa a cui non sono interessati altri investitori.”