Furto di segreti commerciali ai danni dei partner. È questa la nuova e pesante accusa che gli Stati Uniti sarebbero pronti a scagliare addosso a Huawei, già sospettata di spionaggio per contro del governo cinese. Secondo il Wall Street Journal, le autorità federali a stelle e strisce avrebbero aperto un’indagine sul presunto furto di segreti riguardanti una tecnologia robotica utilizzata da T-Mobile per testare gli smartphone. L’inchiesta penale sarebbe già in una fase avanzata e gli inquirenti potrebbero formalizzare le accuse molto presto. Quanto annunciato dal Wall Street Journal seguirebbe quindi una battaglia legale già avviata nel 2014 in sede civile, con la quale la divisione statunitense del colosso delle tlc Deutsche Telekom riuscì tre anni dopo a ottenere 4,8 milioni di dollari di risarcimento nei confronti di Huawei. All’azienda cinese fu allora riconosciuta la violazione di obblighi contrattuali nei confronti del partner.

Nella sua risposta all’articolo del Wall Street Journal, Huawei ha proprio fatto riferimento alla causa civile, sottolineando come gli inquirenti, per quella vicenda, non sollevarono alcun dubbio su eventuali condotte illecite della società. Si vedrà. Quel che è certo è che le nuove indiscrezioni non fanno altro che gettare benzina sul fuoco di una situazione già incandescente, che vede sullo sfondo la battaglia a distanza fra Stati Uniti e Cina.

Ieri il Congresso americano ha depositato un nuovo disegno di legge bipartisan per impedire alle aziende a stelle e strisce di vendere componentistica elettronica made in Usa a tutte le società del Paese del Dragone che abbiano violato la normativa sull’embargo o sull’export. Il testo cita esplicitamente sia Huawei sia Zte e, se dovesse diventare legge, obbligherebbe il Presidente a far entrare in vigore il blocco dei rifornimenti per tutti i trasgressori, impedendo inoltre all’esecutivo di modificare il divieto fino a quando le aziende in questione non abbiano dimostrato di non violare la legge per un anno e di cooperare attivamente alle indagini.

Una proposta che ha messo ulteriormente in allerta Pechino. Una portavoce del ministro degli Esteri cinese, Hua Chunying, ha bollato il disegno di legge come frutto dell’isteria che avrebbe ormai contagiato il Congresso. Non che dall’altra parte dell’oceano la situazione sia più tranquilla. Come evidente rappresaglia nei confronti del Canada, che ha messo agli arresti domiciliari la Cfo di Huawei, Meng Wanzhou, le autorità del Dragone hanno infatti fermato nelle scorse settimane tre cittadini canadesi con varie accuse, condannando alla pena di morte una quarta persona per possesso di droga.

Ma le cattive notizie per il colosso di Shenzhen non sono ancora finite. Il governo tedesco starebbe pensando di estromettere l’azienda dalla fornitura di apparecchiature di rete per il 5G, adducendo ragioni di sicurezza nazionale. Funzionari di Berlino, secondo il quotidiano Handelsblatt, starebbero valutando la possibilità di definire degli standard di sicurezza talmente alti che Huawei non sarebbe mai in grado di soddisfare, proprio allo scopo di tagliar fuori il vendor dalla corsa verso i network di quinta generazione. Altri Paesi hanno si sono già messi in questa direzione o starebbero per farlo: Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Giappone e Norvegia.