A Huawei è difficile rinunciare, anche per gli Stati Uniti di Donald Trump, la spina nel fianco delle società tecnologiche cinesi. Dopo la messa al bando di Zte, l’anno scorso, e dopo mesi di allarmismo sui presunti rischi di cyberspionaggio veicolato dagli apparati di rete made in China, qualche giorno fa dalla Casa Bianca era uscito un ordine esecutivo che vietava alle società statunitensi di rifornirsi da Huawei. Aziende come Google, Intel, Qualcomm e altri produttori di semiconduttori si erano subito adeguati, la prima revocando la propria licenza di Android (e dunque privando i dispositivi Huawei degli aggiornamenti software) e gli altri scegliendo di interrompere le forniture di chip e modem.

 

Ma nel giro di poco le istituzioni Usa hanno fatto un passo indietro: il Dipartimento del Commercio ha sospeso per novanta giorni, fino al 19 agosto, una parte delle restrizioni previste dall’ordine esecutivo. Concedendo per tre mesi una “licenza temporanea” (Temporary General License), l’ente federale permetterà a Huawei di continuare ad acquistare componenti e tecnologie da fornitori statunitensi, preservando così una supply chain altrimenti difficile da ricostruire ex novo in poco tempo.

 

Quello del Dipartimento del Commercio non deve, d’altra parte, sembrare un gesto di pura magnanimità: senza Huawei l’economia e la società nordamericana avrebbe patito qualche scossone, per usare un eufemismo. Grazie alla licenza temporanea, invece, le trattative di acquisto B2B per apparati di rete e servizi potranno al momento proseguire e d’altra parte i possessori di smartphone Huawei continueranno a ricevere gli aggiornamenti per il sistema operativo Android e per i servizi di Google. “La Temporary General License”, ha spiegato in una nota scritta il segretario al Commercio, Wilbur Ross, “dà tempo agli operatori di organizzarsi diversamente e permette al Dipartimento di determinare appropriate misure di lungo termine per gli americani e per i fornitori di telecomunicazione stranieri che attualmente fanno affidamento sugli apparati di Huawei per servizi critici”.

 

Ren Zhenfei, Ceo e fondatore di Huawei

 

In un’intervista a Cctv il fondatore e amministratore delegato dell’azienda, Ren Zhengfei, ha ostentato tranquillità, affermando che la messa al bando non avrebbe danneggiato il business di Huawei né permesso alle concorrenti di eguagliare i livelli della sua tecnologia 5G prima di due o tre anni. A detta di Zhengfei, inoltre, il governo statunitense sottovaluta le capacità di Huawei. Difficile dire se sia davvero così, e difficile stabilire se la scelta di sfornare divieti e subito dopo revocarli sia una strategia di guerriglia psicologica o, piuttosto, solo un confuso pasticcio.