Gmail va controcorrente: in un mondo digitale sempre più dominato dagli annunci pubblicitari mirati, il servizio di posta elettronica di Google interromperà l'opera di “setacciamento” delle email degli utenti, compiuta fino a ieri per andare alla ricerca di parole chiave rivelatrici. Come già deciso per la versione aziendale a pagamento di Gmail, quella contenuta in G Suite, ora anche nel servizio gratuito questa attività non sarà più portata avanti: “Dopo questo cambiamento”, scrive la senior vide president per il cloud, Diane Greene, “i contenuti di Gmail non saranno usati per la personalizzazione delle inserzioni pubblicitarie”.

Le tempistiche non sono state specificate ed è lecito attendersi un rollout graduale di questo cambiamento. Quanto alle motivazioni, non si parla esplicitamente di privacy ma la scelta è stata presentata come un miglioramento a beneficio degli 1,2 miliardi di utilizzatori del servizio di posta elettronica. “Questa decisione”, scrive Greene, “allinea Gmail con i metodi di personalizzazione degli ads di altri prodotti Google. Le inserzioni sono mostrate sulla base delle impostazioni scelte dagli utenti, e modificabili in qualsiasi momento, anche disabilitando la personalizzazione degli ads”.

A Big G restano comunque molti altre vie per indagare sulle preferenze, sugli interessi e sulle necessità del momento degli utenti: la cronologia di navigazione su Chrome, per esempio, ma anche i video visualizzati su YouTube, i luoghi e percorsi cercati su Maps, i check-in eseguiti tramite geolocalizzazione con i dispositivi Android e altro ancora. I ricavi pubblicitari rappresentano il core business di Google, ma l'azienda sembra attenta a evitare il rischio di una eccessiva invadenza nella user experience. Recentemente si è parlato dell'ipotesi si un nuovo ad-blocker per Chrome sviluppato a Mountain View.