Google si oppone alla Commissione europea. L’azienda californiana ha presentato ricorso contro la multa da 1,49 miliardi di euro inflitta a marzo da Bruxelles per abuso di posizione dominante nel mercato dell’advertising online. Secondo la Ue Big G avrebbe sfruttato la propria piattaforma pubblicitaria Adsense per imporre per un decennio clausole restrittive e anticoncorrenziali nei contratti stipulati con siti terzi. In questo modo, è l’accusa della Commissione, Google avrebbe impedito ai competitor di offrire la loro pubblicità sugli stessi siti. A marzo il commissario alla competizione, Margrethe Vestager, aveva spiegato che la sanzione era stata decisa perché la società aveva perseguito “pratiche illegali nell’intermediazione nel search advertising, tese a cementare la propria posizione dominante nel mercato”.

Il ricorso di Big G è stato depositato al Tribunale dell’Unione europea a Bruxelles. Un portavoce della Commissione ha sottolineato la volontà di difendere davanti ai giudici la decisione presa a marzo. L’indagine chiusa pochi mesi fa aveva evidenziato anche gli obblighi di esclusiva con cui Google chiedeva agli editori Web di utilizzare solo i propri servizi e non quelli dei concorrenti. In alcuni casi, inoltre, gli annunci forniti da Adsense sui motori di ricerca interni ai siti non rispondevano a logiche disinteressate ma tendevano a favorire Big G.

La multa sull’advertising è la terza inflitta da Bruxelles al colosso di Mountain View: la prima sanzione da 2,4 miliardi arrivò nel 2017 per l’uso scorretto dei servizi di comparazione e shopping, mentre la seconda (da 4,3 miliardi) risale a luglio 2018. In questo caso furono puniti i comportamenti commerciali scorretti verso gli Oem che adottano il sistema operativo Android.