Gli smart speaker sono, sì, oggetti intelligenti, ma tutt'altro che perfetti. Google Home, nella nuova versione Mini, e i dispositivi Echo di Amazon, stanno facendo però del loro meglio per correggere alcuni difetti più o meno significativi. Il nuovo oggetto di domotica di Google (una versione più piccola e low cost del modello originario, proposta a 49 dollari e diretta concorrente dell'Echo Dot), ha fatto discutere ancor prima di essere ufficialmente lanciato sul mercato: fra chi lo ha provato in anteprima c'è chi ha denunciato il fatto che Home Mini registrasse in modalità continua tutti i suoi captati. In sostanza, il microfono si attivava per la registrazione anche senza aver ricevuto il comando “Ok Google”.

Sfortuna (di Big G) ha voluto che l'utente in questione fosse un collaboratore del sito Android Police, che aveva ricevuto lo smart speaker a fini di recensione durante l'evento di lancio del 4 ottobre. Artem Russakovskii, questo il nome, dopo diversi giorni di utilizzo si è accorto che il dispositivo si risvegliava dallo standby un po' troppo spesso, perché interpretava come comandi anche rumori, suoni, canzoni e voci provenienti dal televisore. Spesso lo speaker rispondeva a questi stimoli dicendo di non aver inteso il l'istruzione. Incuriosito dall'anomalia, Russakovskii è andato a leggere il resoconto delle proprie attività sul portale Web My Activity, trovandovi decine di registrazioni eseguite da Google Home Mini all'interno di casa propria. La modalità di registrazione e salvataggio dei file audio, in sostanza, risultava attivata di default.

Dopo questa segnalazione la società di Mountain View è corsa ai ripari, mettendo però alcuni puntini sulle i. Il problema, secondo Google, riguardava soltanto gli esemplari regalati in occasione dell'evento di lancio e non quelli destinati alla vendita. “Teniamo in massima considerazione la privacy degli utenti e la qualità dei nostri prodotti”, si spiega in un blogpost. “Pur avendo ricevuto solo poche segnalazioni su questo problema, vogliamo che le persone si sentano completamente tranquille nell'utilizzare Google Home Mini”. L'azienda ha quindi deciso di modificare il software del dispositivo in modo che possa attivarsi solo in risposta a due specifici comandi vocali, le frasi “Ok Google” e “Hey Google”.

Risolto l'errore, chi abita in Giappone, Canada, Australia, Regno Unito, Francia o Germania potrà tornare ad acquistare serenamente il nuovo smart speaker, già in preordine nei Paesi elencati (e dunque non in Italia) e in consegna dal 19 ottobre. Dimensioni e costo di questo oggetto si prestano ad assecondare i patiti di tecnologia che desiderino rendere “smart” l'intera propria abitazione, posizionando uno speaker in ciascuna stanza. D'altra parte l'Home Mini non è progettato per riprodurre musica ma piuttosto per consentire, da ogni angolo di casa, l'interazione con Chromecast e con altri dispositivi della linea Google Home.

 

 

 

Una novità riguarda anche il mondo dei dispositivi intelligenti di Amazon. Alexa, il software di assistenza virtuale a bordo degli speaker Echo, è stato migliorato con un aggiornamento (il cui rollout inizierà a giorni) che gli permette di distinguere una voce dall'altra. Riuscendo a capire da quale utente provenga una richiesta, Alexa potrà produrre risposte o azioni personalizzate: inviare messaggi ai contatti dell'utente, inoltrare chiamate con il suo identificativo, fornire consigli di ascolto musicale o di shopping basati sui gusti della persona o aggiornamenti di attualità basati sulle impostazioni di uno specifico account Amazon.