Stop al “first click free” e via libera a nuovi modelli di abbonamento che permettano agli editori di monetizzare meglio i dati sui propri lettori. L’approccio di Google al mondo del giornalismo online è cambiato e le novità sono state illustrate in un blog post a firma Richard Gingras, vicepresidente di Google News. Innanzitutto, quindi, la modalità “first click free”, che permette agli editori di bloccare la visualizzazione degli articoli dopo un minimo di tre notizie gratuite, viene rimpiazzata con un modello flessibile che consentirà ai quotidiani di stabilire quante news potranno essere consultate gratuitamente prima che scatti il paywall. È probabile quindi che molti contenuti finora accessibili liberamente vengano bloccati già al primo click. Anche se, nelle proprie linee guida, per i quotidiani Google suggerisce di impostare un valore compreso fra sei e dieci articoli al mese per utente.

Ma le nuove policy del colosso di Mountain View non si fermano qui. Il secondo problema che l’azienda affronta è la gestione degli abbonamenti. Un processo ancora oggi troppo difficile e complesso. “Registrarsi su un sito, creare e ricordare più password, inserire i dati della carta di credito: tutte scocciature che speriamo di risolvere”, ha scritto Gingras. Come?

In primo luogo, Big G sfrutterà le proprie tecnologie di gestione di identità e pagamenti, con l’obiettivo di aiutare le persone a sottoscrivere abbonamenti con un singolo click e accedere poi ai contenuti con maggiore libertà. Per ottimizzare i risultati, il gruppo statunitense sta collaborando con editori e testate (Ney York Times, Financial Times) per sviluppare meccanismi di abbonamento specifici, a seconda delle esigenze di siti e lettori.

Ovviamente la tecnologia la farà da padrone, se è vero che Google “metterà in campo” anche algoritmi di apprendimento automatico per aiutare i publisher a riconoscere le persone potenzialmente interessate sul Web e a proporre, con il giusto tempismo, la propria offerta ritagliata su misura. Anche Facebook si sta muovendo sul fronte editoriale: sembra che entro la fine dell’anno verranno avviati test con dieci partner della stampa, forse anche italiani, per sperimentare il paywall o una modalità freemium che permetterà ai publisher di decidere quanti articoli offrire gratuitamente.

Il cento per cento dei ricavi dalle sottoscrizioni andrà agli editori, così come i dati dei clienti. Facebook si limiterà a fare da cassa di risonanza per le notizie. Un modo come un altro per ritrovare un minimo di credibilità dopo il dilagare delle fake news, che negli ultimi mesi hanno spopolato sul social network blu in concomitanza di ogni avvenimento rilevante su scala globale, soprattutto politico.