Google ha pubblicato il decimo Transaprency Report, da cui emerge che negli ultimi cinque anni la richiesta di informazioni e dati privati sugli utenti da parte dei governi è aumentata del 150 %. Se ci limitiamo a considerare l'incremento della richiesta di dati privati dal governo statunitense le cifre sono ancora più sorprendenti: +19% rispetto allo scorso anno e + 250% se rapportiamo la cifra attuale con quella del 2009.

Il colosso statunitense nelle note ufficiali ammette che "i governi hanno un ruolo legittimo e importante nella lotta al crimine e nell'investigazione delle minacce alla sicurezza nazionale". Tuttavia la situazione ha bisogno di una regolamentazione, perché "per mantenere la fiducia del pubblico nel governo e nella tecnologia, abbiamo bisogno di una riforma legislativa che garantisca che i poteri di sorveglianza siano trasparenti, ragionevolmente regolati dalla legge e soggetti a un controllo indipendente".

Insomma, va bene chiedere informazioni su utenti "sospetti", ma ci devono essere elementi probanti inequivocabili sulla loro identificazione. Il problema si riallaccia al Data Gate sollevato da Edward Snowden e dal fatto che le aziende statunitensi sono soggette al Patriot Act. In seguito allo scandalo sulle attività dell'Nsa, tuttavia, il Presidente Barack Obama in persona si è interessato alla vicenda e ha chiesto espressamente al Congresso di frenare la raccolta e la conservazione di milioni di telefonate private.

Secondo Google potrebbe essere Freedom USA il provvedimento più adatto a permettere di contenere la raccolta di questa enorme massa di dati. In realtà l'equilibrio fra la sicurezza nazionale e la privacy degli utenti è talmente difficile da trovare che non basterà un cavillo legale per fermare la raccolta dati.