Sono 1,75 miliardi gli Url rimossi da Google in poco più di cinque anni per violazione del copyright. I numeri ufficiali sono accessibili direttamente online, in una pagina dedicata all’interno della sezione “Rapporto sulla trasparenza” di Big G. Solo nell’ultimo mese sono stati cancellati 82,3 milioni di Url, che interessavano 77.800 siti Web, mentre se si parte dal 12 settembre 2015 si toccano gli 835 milioni di uniform resource locator. “Google riceve regolarmente richieste di rimozione di contenuti che potrebbero violare il copyright altrui”, informa il colosso di Mountain View. “In questo rapporto vengono forniti dati relativi alle richieste di rimozione di risultati di ricerca che rimandano al materiale in questione. Il nostro obiettivo è far capire a tutti l’effetto del copyright sui contenuti disponibili, garantendo trasparenza”.

I numeri sono davvero enormi, se si pensa che per far sparire un Url dai risultati delle ricerche di Google una richiesta deve passare attraverso quattro fasi. Innanzitutto i detentori del copyright devono inviare una documentazione formale al provider per “sospetta presenza di materiale che infrange” il copyright. Nel secondo step Big G verifica la richiesta per controllare che non ci siano irregolarità.

Poi il gruppo californiano invia un avviso al proprietario del contenuto eliminato, il quale può poi depositare una contro notifica, sia per opporsi sia per effettivamente rimuovere il contenuto incriminato. A questo punto Google decide se ripristinare la visibilità dell’Url nelle ricerche oppure se cancellarlo per sempre.

 

Fonte: Google

 

I dati caricati online possono essere esplorati ancora più in profondità. È possibile, per esempio, scoprire quali sono le organizzazioni più attive nelle richieste di rimozione. La realtà più caparbia nelle segnalazioni è per ora la British Recorded Music Industry, che ha depositato la documentazione per ben 232 milioni di Url, legati presumibilmente al download illegale di brani musicali. In questo caso Google ha dato l’ok per l’eliminazione del 94,4 per cento delle risorse.

Seguono poi la Mg Premium Ltd (94,9 milioni di Url) e le case discografiche della Riaa (Recording Industry Association of America), con 80,6 milioni di contenuti. Proprio la scorsa settimana il tema del copyright è entrato di nuovo nelle cronache per una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, secondo cui semplicemente postando un link senza i necessari permessi si infrange il diritto d’autore.