Un’altra spada di Damocle pende sulla testa di Google. Dopo le multe miliardarie per Android e per la piattaforma Shopping, l’Unione Europea potrebbe sanzionare il colosso di Mountain View anche per i servizi pubblicitari forniti da Adsense. “Abbiamo quasi chiuso la fase di indagini”, ha commentto la Commissaria per la concorrenza Margrethe Vestager durante il Web Summit di Lisbona. Un’inchiesta aperta circa due anni fa per fare luce sui comportamenti di Big G nel mercato della pubblicità online. Secondo le accuse, la multinazionale avrebbe limitato la possibilità per i provider terzi di visualizzare inserzioni dei concorrenti. L’azienda rischia una sanzione che può arrivare fino al 10 per cento del proprio fatturato globale. “Gran parte dei ricavi di Google nel campo dell’intermediazione pubblicitaria deriva da accordi con partner diretti”, spiegava nel 2016 la Commissione, aggiungendo che queste collaborazioni potrebbero “violare le norme antitrust dell’Unione”.

Il gigante californiano, secondo cifre fornite dagli stessi organi di Bruxelles, detiene circa l’80 per cento di quote di mercato. Un dominio assoluto, consolidato negli anni grazie a politiche sempre più restrittive, capaci di spingere i “pesci piccoli” fuori gioco. “Per anni (Google, ndr) è stato un grande innovatore, ma non possiamo permettere che una sola società tenga in mano tutte le nostre speranze future”, ha sottolineato Vestager a Lisbona. “Dobbiamo garantire l’innovazione mantenendo aperti i mercati”.

In questi due anni, però, Big G ha via via modificato le condizioni di Adsense per soddisfare (almeno parzialmente) le richieste della Commissione. Una serie di cambiamenti di cui Bruxelles ha preso atto e, nelle prossime settimane, la stessa Vestager farà sapere quali variazioni siano state valutate positivamente dalla Ue. L’anno scorso la multinazionale è stata multata per 2,4 miliardi per abuso di posizione dominante con la piattaforma Shopping, mentre in estate la sanzione riguardante Android è stata superiore: 4,3 miliardi.