Google è scesa a patti con la Commissione Federale degli Stati Uniti riguardo alla questione della privacy: le pratiche dell'azienda di Mountain View saranno tenute sotto controllo per i prossimi 20 anni, così che sia dissipato ogni dubbio riguardo ad abusi e gestioni non trasparenti.
Il caso della privacy era scaturito dalla gestione delle informazioni relative a Google Buzz, a causa del quale la FTC aveva imputato a Google l'uso di pratiche sleali e ingannevoli.
Buzz è stato il primo tentativo di Google di realizzare un servizio di social networking e per farlo lo aveva collegato direttamente con l'account di Gmail degli utenti. Il problema, secondo l'accusa che risale al 2010, è che i contatti degli utenti erano stati resi pubblici come impostazione predefinita.
Google aveva violato la privacy degli utenti con le impostazioni automatiche di Buzz
Google aveva apportato tutti i cambiamenti del caso e ha chiuso la class action che era stata indetta contro di lei stanziando 8,5 milioni di dollari in fondi per l'istruzione degli utenti sui rischi della privacy, e in più ha dovuto accettare che il suo sistema di gestione dei dati sia sottoposto a controlli biennali di monitoraggio condotte da terze parti, per un periodo complessivo di 20 anni.
Durante il periodo di osservazione il governo potrà richiedere a Google di apportare modifiche alle proprie politiche sulla privacy. Inoltre, d'ora in poi l'azienda di Mountain View dovrà sottostare all'obbligo di informare gli utenti sull'uso dei loro dati personali e ottenere il loro consenso prima di condividere le informazioni con terze parti.
Un'abitudine che finora Google aveva evitato di seguire perchè aveva sempre sostenuto che usava le informazioni degli utenti solo per migliorare i propri servizi e prodotti. In realtà Google trae la maggior parte dei suoi ricavi dall'attività pubblicitaria e le sue politiche non sono state considerate soddisfacenti, o comunque in grado di fornire una chiara separazione tra le informazioni private e quelle pubbliche.
La nuova rete sociale Google+ non ha causato gli stessi problemi di gestione delle informazioni in quanto consente agli utenti di controllare in modo molto più approfondito il trattamento delle informazioni che li riguardano. In seguito alla class action causata da Buzz Chris Gaither, uno dei dirigenti di Google, ha spiegato che l'azienda ha completamente rinnovato il suo approccio alla privacy e ha nominato uno degli ingegneri di Google al ruolo di direttore della privacy.