Scordatevi le traduzioni maccheroniche di Google, perché da oggi il sistema di Big G fa sul serio. Non che le funzionalità sviluppate dall’azienda nel corso degli anni fossero da buttare completamente, ma l’analisi di testi lunghi e articolati lasciava ancora molto a desiderare. Il colosso di Mountain View ha deciso di dare una sterzata “intelligente” alla propria tecnologia di traduzioni, dotandola di reti neurali (nel linguaggio di Google, Neural Machine Translation). Di cosa si tratta? Secondo quanto spiegato da Big G, questa tecnica consente di tradurre intere frasi in un colpo solo, superando così l’analisi “pezzo per pezzo”. Il sistema è così in grado di rilevare la resa migliore e di arrangiarla nuovamente per farla sembrare il più naturale possibile.

“Paragrafi e articoli risultano così più fluidi e facili da leggere. Il tutto è reso possibile da una tecnologia in grado di imparare ‘end-to-end’, progettata sulle reti neurali: le macchine possono così apprendere con il passare del tempo”, migliorando costantemente i risultati. L’aggiornamento introdotto da Google riguarda ad oggi otto lingue: l’italiano purtroppo non figura, ma ci sono inglese, francese, spagnolo, tedesco, portoghese, cinese, giapponese, coreano e turco. Idiomi parlati da circa un terzo della popolazione mondiale.

Le traduzioni saranno disponibili sia all’interno delle ricerche, sia ovviamente nell’app dedicata. Ma l’obiettivo di Big G è arrivare, nel tempo, a coprire tutte le 103 lingue che oggi compongono il paniere. Secondo Barak Turovsky, responsabile del prodotto, l’avanzamento portato alle traduzioni del machine leraning è il salto in avanti più lungo mai fatto dal proprio sistema in dieci anni. E la nuova tecnologia riduce gli errori grammaticali e di sintassi fino all’85 per cento.

 

Fonte: Google

 

Per ampliare sempre di più la propria rete neurale, l’azienda ha messo a disposizione sulla Cloud Platform le Api di machine learning e di traduzione, in modo che sviluppatori e imprese possano implementare le nuove funzionalità nei propri prodotti. Ovviamente, più le macchine elaborano dati e più riusciranno a “imparare”, fornendo di conseguenza servizi migliori. È evidente come Google abbia tutto l’interesse a diffondere il più possibile questa tecnologia.