26/07/2011 di Redazione

Google Street View, un altro scandalo in arrivo

Le auto di Google Street View raccoglievano anche i dati degli smartphone collegati alle reti Wi-Fi. Informazioni che potenzialmente permettono di seguire gli spostamenti del proprietario, e costituiscono una violazione della privacy ancora più grave dell

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Si preannunciano altri grattacapi legati alla privacy per Google. È infatti emerso che le auto del servizio Street View non raccoglievano "solamente" dai relativi alle reti Wi-Fi degli utenti e alla locazione dei rispettivi access point, ma anche la posizione e l'indirizzo MAC dei dispositivi collegati, come computer portatili, cellulari o console.

Un auto usata per pubblicizzare Street View. 

Lo racconta Declan McCullagh sul noto sito Cnet, che ricorda anche come le auto di Google registravano i dati delle reti senza fili, abbinandoli a indirizzi fisici sulle strade di tutto il mondo. Un'attività che serve – almeno in teoria – per fornire servizi di locazione più precisi agli utenti. Ma che ha anche dato problemi legali all'azienda in diversi Paesi del mondo, Italia compresa.

McCullagh racconta di essere stato contattato dalle autorità francesi, le cui indagini avrebbero svelato che Google ha effettivamente raccolto i dati per identificare in modo univoco i dispositivi.

Questa notizia non potrà che riaccendere la fiamma sulle braci della "questione privacy" legata a Street View. Google aveva gestito con fatica la registrazione di router e indirizzi– molti utenti hanno visto il proprio del database dell'azienda – e ora ancora più persone avranno di che preoccuparsi.

La presenza degli indirizzi MAC nel database infatti permette, almeno potenzialmente, di tracciare i movimenti di una persona, seguendo il suo telefono. Non è un'operazione immediata, e nemmeno sempre possibile. Ma la possibilità, per quanto remota, esiste.

In precedenza si era detto che i dati raccolti servivano a rendere più precisi i servizi di geolocalizzazione. Una spiegazione tecnicamente più che ragionevole, ma sarà difficile spiegare perché le automobili hanno memorizzato i dati degli smartphone collegati a una certa rete.

Potrebbe trattarsi dello stesso errore di programmazione che portò Google a scaricare frammenti d'informazioni personali (email, fotografie). Un errore che ancora un volta ci ricorda come ogni azienda che operi con dati pubblici debba muoversi con estrema cautela, perché ci si addentra in un territorio che è un misto tra una palude e un campo minato, e dove ogni errore può costare molto caro.

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