Dispositivi mobili sempre più intelligenti, con capacità di apprendimento approfondito tipiche oggi solo dei supercomputer più avanzati e costosi al mondo. È questo il traguardo a cui vuole arrivare Google e, per facilitare il cammino su questa strada, ha stretto una collaborazione con Movidius, società altamente specializzata nello sviluppo di tecnologie embedded per la visione artificiale. Le due aziende si “frequentano” in realtà da tempo. Almeno dal 2014, quando annunciarono una partnership per i dispositivi Project Tango, l’iniziativa condotta da Big G con alcuni Oem per realizzare device in grado di supportare applicazioni per “navigare” nel mondo reale in 3D. Come parte dell’accordo, Google otterrà l’accesso ai processori di Movidius e dovrà di conseguenza contribuire alla roadmap sullo sviluppo delle reti neurali del gruppo di San Mateo.

Il vantaggio per Big G è sostanzioso. In questo modo, il gigante californiano potrà applicare i propri motori di elaborazione neurale alle piattaforme a basso consumo energetico di Movidius, provando così a realizzare una nuova forma di intelligenza artificiale che possa essere supportata in locale dai dispositivi mobili. L’elaborazione in locale consente di ottenere risultati con una latenza nettamente inferiore rispetto a quella in cloud. Oltre a un secondo beneficio: il funzionamento anche in caso di segnale debole o del tutto assente.

Nello specifico, il team di Google lavorerà sull’ultimo chip di punta di Movidius, vale a dire il modello Ma2450, descritto come “l’unica soluzione commerciale disponibile oggi sul mercato capace di garantire complesse elaborazioni su reti neurali in un form-factor ultracompatto”. Il chip deriva dalla famiglia di processori Myriad 2 e rappresenta la seconda generazione di unità di elaborazione visive di Movidius, la classe Ma2100, annunciata nel 2015.

 

Uno dei chip realizzati da Movidius

 

L’interesse di Google per l’intelligenza artificiale e per il cosiddetto deep learning, campo di ricerca attualmente in grande fermento, sono ormai noti da tempo. Gli ultimi mesi sono stati infatti ricchi di annunci. A novembre il Ceo della società, Sundar Pichai, ha introdotto Tensorflow, tecnologia di machine learning sfruttata da Big G per migliorare prodotti come Google Now, Inbox e la ricerca fotografica sul Web.

A dicembre, invece, alcune indiscrezione giornalistiche hanno ipotizzato che l’azienda fosse al lavoro su sistemi di intelligenza artificiale in grado di rispondere a domande degli utenti poste con un linguaggio naturale. Google starebbe anche realizzando una serie di Api che consentirebbero agli sviluppatori di integrare facilmente questi nuovi servizi in applicazioni indipendenti.