Come da pronostico, Luigi Gubitosi è stato nominato nuovo amministratore delegato di Tim. Il Cda ha scelto il manager napoletano 57enne, in passato fra le altre cose già Ceo di Wind, direttore generale Rai e commissario straordinario di Alitalia, con i soli voti a favore di Elliott. Contrari in blocco i consiglieri espressi da Vivendi, socio di maggioranza relativa dell’operatore, i quali sono ormai sul piede di guerra dopo la sfiducia arrivata la scorsa settimana nei confronti di Amos Genish. Il gruppo francese si prepara quindi a dare battaglia sul nome di Gubitosi e si è detto pronto a impugnare la nomina per vizi di procedura. Entro la fine dell’anno potrebbe essere indetta una nuova assemblea per il redde rationem, con Vivendi che potrebbe addirittura tentare il ribaltone e far valere così il proprio peso azionario. Inoltre, è probabile che la nomina di Gubitosi finisca sul tavolo della Consob per un vaglio ulteriore.

Lo scontro interno ai vertici della società, in corso ormai da mesi, non sembra però al momento avere ripercussioni sui mercati e il titolo di Tim arriva a guadagnare fino al tre per cento in una seduta comunque molto contrastata. Elliott e Vivendi si stanno facendo guerra aperta da tempo, con gli statunitensi che accusano la gestione a trazione francese di aver compiuto scelte strategiche non idonee per il futuro della telco e, soprattutto, per i suoi azionisti.

Da inizio anno il titolo di Tim ha perso oltre il 25 per cento, mentre sullo sfondo rimane ancora apertissimo il nodo dello scorporo della rete, ritenuto fondamentale dal fondo Elliott e malvisto da Vivendi. Nella nota stampa diffusa dall’ex monopolista dopo la nomina di Gubitosi, infatti, fra i dossier da esaminare viene indicato il “progetto per la costituzione di una rete unica” in sodalizio con Open Fiber, che sia controllata dalla Cassa depositi e prestiti e da Enel.

Un progetto che piace anche al governo. Il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio ha sottolineato anche ieri che l’esecutivo è impegnato a “creare un player unico della connettività”. Gli stessi Cinquestelle hanno presentato un emendamento al decreto fiscale per incentivare la creazione di una società unica, con l’introduzione di un regime tariffario che dovrebbe assicurare utili e ricavi prevedibili nel tempo per garantire la sostenibilità degli investimenti.

Si tratta del metodo regulated asset base (Rab) già in essere per operatori come luce e gas del calibro di Terna e Snam, ma che vieta il controllo della rete (secondo regole europee). I piani del governo dovrebbero quindi conciliarsi alla perfezione con quelli della “nuova” Tim a guida Gubitosi. Sempre che Vivendi non riesca a ribaltare tutto nelle prossime settimane.