L’intreccio di relazioni fra protagonisti e comparse è ormai degno di una telenovela: lo scenario delle “patent litigation”, dispute legali sull’utilizzo dei brevetti, non solo diventa sempre più complesso, e mette al centro Apple. L’azienda di Cupertino, secondo una valutazione della società di consulenza Kanzatec, è coinvolta in qualità di parte lesa o di accusatrice nel 60% delle cause attive per brevetti relativi al mondo mobile, considerando solo quelle di un certo peso.
Chi accusa chi? Il grafico di Kanzatec è illuminante
Kanzatec, uno studio specializzato nella consulenza per la proprietà intellettuale, ha realizzato un illuminante
grafico che riassume in un colpo d’occhio la ragnatela dei rapporti. Ancora una volta, la Mela sembra lottare sola contro tutti, confrontandosi in una molteplicità di controversie legali
soprattutto con Samsung e Motorola, ma anche con Htc, Kodak e Nokia. Nessuno scontro diretto, invece, con il concorrente storico Microsoft, concentrato nella disputa con Motorola.
I produttori di telefonia mobile giocano sia il ruolo di vittima, sia di accusati. E la casistica, nell’analisi di Kanzatec, può schematicamente essere divisa in due categorie: quella in cui Apple viene citata da piccoli detentori di proprietà intellettuale, e quella in cui sostiene a sua volta di essere stata derubata di un’invenzione fatta in casa propria.
Nel primo gruppo rientra il caso di
Elan Microelectronics Inc., uscita vincitrice dal confronto con il gigante di Cupertino: nel gennaio scorso il giudice ha riconosciuto il “furto” da parte della Mela di una tecnologia multi-touch sviluppata nel 2003 (la vicenda, complessa, è riassunta da questo
articolo del Daily Tech). Ed è facile capire come Apple, in quanto compagnia più profittevole al mondo, possa essere vista come un frutto da spolpare da parte di aziende più piccole.
“La mia ipotesi – ha commentato
Feisal Mosleh, senior vice president di Kanzatec – è che Apple continuerà a trovarsi al centro di questa mappa di cause legali tra le grandi compagnie di tecnologia mobile, almeno finché continuerà a mantenere la sua leadership di mercato”.
D’altra parte Cupertino ha anche mosso cause a suoi competitor, fra cui la storica opposizione di Steve Jobs ai presunti furti di funzionalità e innovazioni operati da Android nei confronti di iOS. Dalla primavera del 2011, inoltre, sono in corso i contenziosi con Samsung e Htc relativi a terminali mobili equipaggiati con il sistema operativo di Google.
Oltre agli smartphone,
terreno di battaglia prediletto da Apple e Samsung è quello dei tablet. Ed è proprio di questa settimana la notizia che i sudcoreani potranno continuare a commercializzare il Galaxy Tab 10.1 sugli scaffali statunitensi, come sentenziato
lunedì scorso da un giudice inglese, Colin Birs. Il motivo? Il Galaxy non è “cool” quanto l’iPad, e dunque non arriva a violarne i brevetti né può essere definito, a livello estetico, una fotocopia della tavoletta Apple.
“I tablet Galaxy - hanno spiegato in tribunale - non possiedono l'estrema e raffinata semplicità tipica dei prodotti con design Apple”. La Mela incassa il complimento, ma non riesce nel colpaccio di bloccare il suo concorrente in un mercato importante come quello americano, a meno di non farcela a sovvertire la sentenza ricorrendo in appello, da qui alle prossime due settimane.

Dispute fuori dal mondo mobile: dall’Lcd alla privacyTra le notizie fresche, in tema di guerre legali fra grandi player dell’IT mondiale, in questi giorni ne spiccano due. La prima è quella dell’accordo siglato fra gli avvocati di
Sharp, Dell e altre due non meglio specificate compagnie circa l’utilizzo del transistor a pellicola sottile, una tecnologia impiegata yper produrre display piatti Lcd e Oled. Sharp dovrà pagare a Dell e alle altre due aziende un totale di
198,5 milioni di dollari (circa 162,4 milioni di euro, al cambio attuale) per poterne usufruire.
I media stranieri ipotizzano che i due nomi non trapelati siano quelli di
AT&T e Nokia, dal momento che entrambe le società avevano intentato causa contro Sharp: insieme agli altri produttori di pannelli Lcd (Toshiba, Samsung, LG e Chungwa Picture Tubes), l’azienda giapponese avrebbe fatto cartello per fissare a tavolino i prezzi all’ingrosso dei modelli. Per la medesima accusa, la scorsa settimana Toshiba è stata costretta al pagamento di 87 milioni di dollari per aver creato danni alla libera concorrenza.
Fuori dal mondo dei brevetti, altri guai legali riguardano
Google: secondo indiscrezioni riportate dal solito
Wall Street Journal, la U.S. Federal Trade Commission sarebbe sul punto di obbligare la multinazionale al pagamento di 22,5 milioni di dollari per aver violato la privacy degli utenti connessi al Web attraverso Safari, il browser di Apple. Se confermata, la multa corrisponderebbe alla somma più alta mai imposta dall’agenzia statunitense del commercio a una singola azienda.