Un gruppo di hacker russi sarebbe riuscito a penetrare nei sistemi informatici di almeno una contea della Florida, qualche mese prima delle elezioni presidenziali statunitensi del 2016. Lo ha messo nero su bianco il procuratore speciale Robert Mueller, dal 2017 titolare delle indagini sul cosiddetto Russiagate. Secondo Mueller, i cybercriminali del Gru (i servizi segreti di Mosca) sarebbero riusciti a violare le reti di Vr Systems, azienda di Tallahassee specializzata nella produzione di hardware e software per le votazioni elettroniche. Una volta bucati i sistemi della società grazie a una campagna di spearphishing, gli hacker avrebbero installato dei malware per prendere il controllo delle operazioni in modo nascosto. Sarebbe poi stato un “gioco da ragazzi” scegliere un obiettivo sensibile e attaccarlo. Sfruttando le credenziali di Vr Systems, i pirati avrebbero inviato oltre 120 mail ai funzionari della contea di Volusia responsabili della macchina delle elezioni.

Il documento finale di Mueller non riporta però alcuna prova che la violazione abbia compromesso in qualche modo il corretto esito delle elezioni, anche perché l’azienda di Tallahassee non produce le cosiddette voting machine elettroniche ma altri componenti ausiliari che aiutano i funzionari a monitorare l’andamento delle tornate elettorali. Ulteriori indagini sono comunque state affidate all’Fbi e al Dipartimento della sicurezza interna.

Lo stesso Dipartimento di Stato della Florida, non appena venuto a conoscenza del contenuto del report di Mueller, ha contattato l’Fbi per avere maggiori informazioni, ma i federali hanno risposto picche. Il Dipartimento ha comunque spiegato alla stampa di “non essere a conoscenza, né di avere le prove, di qualsiasi tentativo fruttuoso di hackerare la contea durante le elezioni del 2016”. Già due anni fa, hanno sottolineato i funzionari, gli uffici di Washington avevano confermato questa ricostruzione.