È frutto di tre anni di lavoro di ricerca e, grazie a una batteria più performante, può durare molto più a lungo di altri prodotti già in commercio. Fino a un giorno di autonomia. È Hannes, la nuova mano protesica di derivazione robotica completamente made in Italy nata da un progetto di Rehab Technologies, un laboratorio congiunto istituito grazie a una collaborazione tra Inail e Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Genova. Hannes gode di due punti di forza principali: la massimizzazione dell’efficacia nel raggiungere e afferrare oggetti e una complessità progettuale ridotta all’osso. Il motore è singolo e, oltre a far risparmiare batteria, è in grado di far aprire e chiudere le dita grazie a dei cavi che mimano i tendini umani. La persona che ricorre alla protesi può comandare la mano contraendo e rilasciando i muscoli (controllo mioelettrico) contenuti nell’invaso a cui Hannes viene connessa. Inoltre, non serve alcun intervento chirurgico per posizionarla.

Grazie a questa “architettura” e alla tecnologia proprietaria e brevettata Dynamic Adaptive Grasp (Dag), è possibile riprodurre circa il 90 per cento delle funzionalità dell’arto mancante. L’obiettivo del laboratorio è quello di far percepire Hannes ai pazienti come una parte naturale del proprio corpo, invece che come elemento terzo. Il pollice della protesi è orientabile in tre posizioni, mentre la mano può sollevare oggetti fino a un peso di 15 chili.

Hannes è un omaggio al lavoro del professor Johannes Schmidl, direttore del Centro protesi Inail di Budrio (Bologna) scomparso nel 1996 e primo ideatore, nel 1965, di una protesi mioelettrica. L’arto robotico sarà disponibile dal prossimo anno in due taglie. Il costo di applicazione, stimato in circa diecimila euro (il 30 per cento in meno rispetto ai prodotti sul mercato), verrà coperto completamente dall’Inail per i propri iscritti. Per tutti gli altri pazienti, il Servizio Sanitario Nazionale erogherà invece il cinquanta per cento della somma.