La società di Palo Alto, che domani a Vienna apre la tre giorni del’evento HP Discover per presentare le soluzioni che devono traghettare le aziende verso l’Instant-On Enterprise, ha presentato ufficialmente anche in Italia il progetto Odissey” e la roadm
Si chiama “Odissey”, ne avevamo anticipato i tratti salienti su IctBusiness la scorsa settimana, e si presenta ora in veste ufficiale come - così recita la nota diffusa da Hewlett Packard anche in Italia – “progetto finalizzato a definire il futuro del mission-critical computing, attraverso una roadmap di sviluppo che unificherà le architetture server Unix e x86 per portare su una singola piattaforma la massima disponibilità, prestazioni superiori e un’ampia scelta per i clienti”.
L’obiettivo della compagnia di Palo Alto è in buona sostanza quello di dare ai Cio la massima capacità e flessibilità di gestione dei sistemi informativi attingendola da una parte dalle disponibilità delle piattaforme Unix e dall’altra dalla semplicità dei server basati sulla tecnologia standard di settore. Il tutto, nel disegno di Hp, concentrato in una comune architettura modulare HP BladeSystem.
Dal punto di vista dei prodotti veri e propri, la nuova roadmap prevede aggiornamenti di sostanza per i server Integrity per e sistemi operativi HP-UX e OpenVMS, oltre a una nuova offerta di server blade con a bordo processori Intel Xeon per l’architettura HP Superdome 2 a 32 socket con multi-processing simmetrico (nome in codice “DragonHawk”) e per le enclosure c-Class (nome in codice “HydraLynx” macchine scalabili a due, quattro e otto socket). Per le aziende il vantaggio sarà il seguente: poter eseguire i carichi di lavoro mission-critical sia su sistema operativo HP-UX su blade con processore Intel Itanium che su sistemi operativi Windows o Linux (Red Hat Enterprise Linux in particolare) su blade con processore Xeon.
L’imput per avviare tale percorso di integrazione, stando a quanto dice Martin Fink, Senior Vice President e General Manager della divisione Business Critical Systems di HP, è arrivato dall’utenza: “i clienti – ha infatti dichiarato il manager in una nota - ci hanno chiesto di estendere l’esperienza mission-critical che HP-UX offre sui server Integrity alle infrastrutture basate su x86 e noi intendiamo trasformare il panorama dei server per l’elaborazione mission-critical ricorrendo alla flessibilità di HP BladeSystem ed estendendo le sue innovazioni tecnologiche dai sistemi Integrity e HP-UX proprio all’ecosistema x86”.
La differenza con quanto propone la concorrenza? Semplice: “HP – ha chiuso il cerchio Fink - offre un approccio aperto, integrato e su singola piattaforma”. E stando ai vertici della società non c’è soluzione migliore dell’ampliamento (e dell’estensione verso i sistemi x86) della cosiddetta “Converged Infrastructure” made in Palo Alto per offrire ai Cio la garanzia di protezione degli investimenti nel campo delle piattaforme server.