Hp Inc è pronta a entrare a gamba tesa nel mercato dell’additive manufacturing su larga scala. L’azienda ha illustrato la propria strategia in merito alla linea di stampanti Jet Fusion 3D, utilizzate per realizzare oggetti e componenti con tecnologie additive. Grazie a un approccio misto, composto da vendita diretta e tramite partner, Hp punta a insidiare le consolidate tecniche di prototipazione rapida attraverso una diffusione sempre più capillare dell’additive manufacturing. Le stampanti verranno distribuite anche in Europa (oltre che in Nord America) da una rete di circa trenta rivenditori, di cui l’80 per cento non ha mai lavorato con Hp prima d’ora. Il colosso californiano, che nell’ultimo trimestre ha visto il proprio business della stampa tradizionale scendere del 3 per cento, ha già attivato una decina di centri “3D Printing Reference and Experience” negli Stati Uniti e in Europa.

Avvalendosi di queste strutture i clienti potenziali possono toccare con mano le tecnologie proposte dal vendor a stelle e strisce, verificando di persona la qualità della produzione. L’azienda ha fatto il suo ingresso in questo mercato l’anno scorso, quando ha presentato la linea Jet Fusion 3D, sistema di stampa commerciale pronto per la produzione di massa di componenti: i modelli sono due e partono da un prezzo di circa 120mila euro.

Al momento è disponibile però solo la serie 4200, quella top di gamma, mentre la versione “low cost” arriverà nei prossimi mesi. Un sistema completo, che prevede anche una stazione per il post processing, può costare però anche 200mila euro. Le soluzioni di Hp Inc ricorrono a una barra che, scorrendo sopra la sede di stampa, deposita una polvere spessa 100 micron. La barra è composta da 30mila ugelli in grado di spruzzare 350 milioni di goccioline al secondo, seguendo schermi specifici durante il movimento.

Completa il quadro uno speciale agente fondente, che viene depositato sui bordi dell’oggetto stampato per la definizione dei dettagli. Fra le società che stanno già collaborando con Hp Inc per testare in laboratorio la produzione di componenti spiccano colossi come Nike, Siemens, Autodesk, Bmw e Johnson & Johnson.