18/05/2012 di Redazione

HP licenzia 25mila dipendenti per uscire dalla crisi

Indiscrezioni anonime ma attendibili riportate dalla stampa internazionale riferiscono che la casa di Palo Alto, nella relazione finanziaria di mercoledì prossimo, annuncerà un taglio di personale pari al 10% circa della forza lavoro globale. Sarebbero qu

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HP potrebbe tagliare fra l'8 e il 10 per cento della propria forza lavoro a livello globale, pari a un minimo di 25mila addetti. La notizia è stata riportata da molti autorevoli siti finanziari, che citano fonti anonime e fanno calcoli leggermente differenti sull'ammontare delle cifre. In tutti i casi però manca il dato più importante: i tempi pianificati dall'azienda per partire con il nuovo piano di ristrutturazione.

Meg Whitman, Ceo di HP

L'agenzia Reuters reputa per esempio che i tagli potrebbero includere prepensionamenti, già in discussione con i diretti interessati. Attualmente HP impiega oltre 320mila persone in tutto il mondo, quindi la scure potrebbe cadere nel peggiore dei casi su 30mila impiegati. L'ufficialità dell'operazione è attesa mercoledì 23 maggio, quando il Ceo Meg Whitman annuncerà i dati finanziari relativi al secondo trimestre fiscale.

Bloomberg, in merito all'ipotesi di lay off, pubblica gli stessi numeri di Reuters, mentre Business Insider riferisce di una riduzione del personale nell'ordine del 10-15% della forza lavoro. E dello stesso avviso è Arik Hesseldahl di AllThingsD, che parla dell'eliminazione di 30mila posti di lavoro. Amit Daryanani di  RBC Capital's scrive che 25mila tagli sarebbe un numero adeguato e darebbero un segnale positivo agli investitori e che "HP probabilmente annuncerà un onere di ristrutturazione compreso fra 1,5 e due miliardi di dollari e ha bisogno di una base di reddito stabile per godere dei benefici delle iniziative di ristrutturazione".

Secondo gli analisti la notizia è attendibile, era ampiamente prevedibile e sarebbe un effetto diretto della decisione della Whitman di fondere la divisione PSG (Personal and System Group) con quella delle stampanti. Certo, la decisione è dolorosa, ma per Brian Marshall di ISI Group il taglio "consentirebbe investimenti in aree di mercato strategiche a più elevata crescita" ed "eliminare 18mila posti di lavoro potrebbe tradursi in un risparmio di circa 1,2 miliardi di dollari e in un incremento degli utili per azioni di 50 centesimi l'anno".

Il taglio avrebbe dunque due finalità complementari: cost saving e nuovi investimenti in mercati più redditizi. La questione della profittabilità è oggi, del resto, una delle spine del fianco per Hp. Un rapporto redatto da Morgan Stanley evidenzia in tal senso come l’utile operativo per dipendente della casa di Palo Alto, pari a 35mila dollari, sia decisamente inferiore a quello delle altre grandi firme dell’industria tecnologica, da Apple e Ibm (entrambe a quota 49mila dollari) fino ad EMC (67mila).

Fa specie quindi notare un particolare: 10/15mila delle figure in esubero apparterrebbero alla divisione “enterprise services”, e cioè il ramo di azienda su cui la multinazionale di Palo Alto aveva investito massicciamente nel recente passato, partendo dall’acquisizione (nel 2008) di un colosso dei servizi come Eds per 13,9 miliardi di dollari. Il business dei servizi informatici, a quanto sembra, non ha prodotto i risultati sperati, o perlomeno ha mostrato segni di declino in termini di marginalità.

La trimestrale che verrà annunciata mercoledi prossimo dovrebbe quindi fare chiarezza tanto sull’entità del nuovo taglio quanto sulle proiezioni di fatturato per l’intero esercizio, che stando alle previsioni di Bloomberg potrebbe registrare un calo del 4% anno su anno scendendo a quota 122,4 miliardi di dollari.

Ha collaborato Gianni Rusconi


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