Il Dipartimento della Giustizia statunitense ha ufficialmente incriminato Meng Wanzhou, Cfo di Huawei e figlia del fondatore della società, con l’accusa di frode e di violazione dell’embargo contro l’Iran. Con lei potrebbero finire a processo anche due dipendenti dell’azienda: secondo i magistrati, avrebbero cercato di rubare proprietà intellettuali del colosso delle telecomunicazioni T-Mobile, compresa una parte del braccio robot Tappy utilizzato per condurre test sui cellulari. A pesare di più è sicuramente l’accusa di frode, in quanto Huawei avrebbe mantenuto rapporti con il governo iraniano tramite due società affiliate nel Paese asiatico, mascherate però da aziende terze. Documenti svelati da Reuters evidenziano come le due compagnie in questione, Skycom Tech Co Ltd e Canicula Holdings Ltd, erano di fatto sussidiarie di Huawei.

Le implicazioni dell’indagine andrebbero quindi ben oltre le responsabilità, ancora tutte da accertare, di Meng, in quanto potrebbero coinvolgere anche altri alti manager del gruppo di Shenzhen. La Cfo della multinazionale è agli arresti domiciliari in Canada dallo scorso dicembre, quando fu fermata dalle autorità di Vancouver su richiesta degli Stati Uniti.

Per Matthew Whitaker, ministro della Giustizia ad interim, le condotte di Huawei (definite “sfacciate”) andrebbero avanti da anni, almeno dal 2013. E la Casa Bianca punta ovviamente il dito contro la Cina, dicendo che Pechino dovrebbe preoccuparsi per le attività del gruppo di Shenzhen. E nella questione è entrato a piedi uniti anche il numero uno dell’Fbi, Christopher Wray, che ha definito il colosso del Paese del Dragone “un rischio sia per la sicurezza economica sia per quella nazionale”.

Le autorità di Pechino non hanno perso tempo e, tramite un portavoce, hanno accusato gli Usa di utilizzare il proprio potere per “calunniare e frenare alcune società cinesi per stroncare le loro operazioni. Chiediamo agli Stati Uniti di bloccare questa irragionevole repressione delle nostre aziende, compresa Huawei, e di ritirare subito il mandato di arresto nei confronti di Meng, astenendosi dal presentare una richiesta di estradizione”.

Un’escalation che giunge in contemporanea alla visita del vicepremier Liu He negli Usa. Il politico è giunto a Washington nella serata italiana di ieri e dovrà sedersi al tavolo con rappresentanti americani per una due giorni di colloqui sul commercio internazionale. Liu è accompagnato dal governatore della Banca centrale cinese, Yi Gang, dal vicepresidente della National Development and Reform Commission, Ning Jizhe, e da altri viceministri.