Per Huawei le buone e le cattive notizie, specie in relazione al 5G ma anche agli smartphone, continuano ad affastellarsi. Reduce dalla presentazione dei nuovi Huawei P30 e P30 Pro, la società cinese ha fatto sapere che il 2018 è stato un anno di successo, alla faccia di tutti gli ostracismi scagliati dalla Casa Bianca e delle polemiche sulla sicurezza dei suoi apparati di networking: il giro d’affari è cresciuto del 19,5% rispetto al 2017, fino a 721,1 miliardi di renminbi (107,41 miliardi di dollari circa), mentre l’utile netto è salito del 25%, a 59,3  miliardi di renminbi (ovvero 8,83 miliardi di dollari). La forza lavoro ha superato gli 80mila dipendenti.

C’è però una nota amara, quella del calo dell’1,3% della divisione carrier, che a detta dell’azienda è dovuto agli alti e bassi del ciclo di investimenti nel mercato delle telecomunicazioni. Di certo il 5G è un’incredibile opportunità di crescita per Huawei oggi e nei prossimi anni, ma le preoccupazioni su possibili backdoor inserite a favore del governo di Pechino non si sono ancora spente. Anche tralasciando il sottotesto di motivazioni politiche ed economiche che presumibilmente animano le azioni di Donald Trump, va detto che il dibattito è tutt’altro che chiuso.

 

La ripartizione del giro d'affari del 2018

 

In base alle nuove raccomandazioni pubblicate in settimana, i Paesi europei e le istituzioni Ue dovranno valutare entro l’anno se sussistano rischi legati alle infrastrutture 5G (in generale, non solo quelle basate su tecnologia Huawei), per poi eventualmente imporre misure correttive ai vendor giudicati non pienamente “rassicuranti”. La firma del memorandum d’intesa sulla “Nuova via della seta” tra Roma e Pechino è una buona premessa, che non ha implicazioni dirette sul 5G ma che rafforza il clima di intesa e collaborazione commerciale e politica tra i due Paesi.

Meno scontata è la posizione del Regno Unito, che inizialmente aveva espresso una cauta apertura a un 5G targato Huawei. Il National Cybersecurity Center, interno all’agenzia governativa britannica che si occupa di sicurezza e spionaggio, ha comunicato le conclusioni di un’indagine sul software e sui prodotti di Huawei: esisterebbero dei “problemi significativi” di sicurezza. Nelle 46 pagine dell’annuale report di valutazione su Huawei (per cui dal 2014 il governo britannico ha istituito una commissione ad hoc, l’Oversight Board) si legge che “sono stati identificati nei processi di ingegnerizzazione di Huawei ulteriori, significativi problemi di natura tecnica, che creano nuovi rischi per le reti di telecomunicazione del Regno Unito”.

La commissione valutatrice sottolinea anche che “nessun progresso materiale è stato fatto sulle questioni sollevate dal precedente report”, riguardanti “l’approccio allo sviluppo software” della società di Shenzhen. Dunque l’Oversight Board può garantire “solo parzialmente che i rischi di sicurezza a lungo termine degli attuali dispositivi Huawei dispiegati in UK possano essere gestiti”. Resta ora da vedere se e come l’azienda cinese risponderà a queste nuove critiche.

 

Guo Ping, rotating chairman di Huawei

 

Per il momento, nella nota che comunica i risultati finanziari del 2018, il rotating chairman Guo Ping ha dichiarato che la società “continuerà a rafforzare la compliance delle operazioni, ad assicurare continuità e sostenibilità del business e a coltivare un ecosistema aperto in cui tutti i player collaborano e prosperano insieme”. Un segnale di alleanza indirizzato, in questo momento storico, soprattutto alle telco più ancora che agli Oem di telefonia.  Ma Guo Ping è stato più esplicito in conferenza stampa, davanti a una platea di un centinaio di giornalisti, criticando l’atteggiamento degli Stati Uniti (lo stesso che è già costato a Zte un miliardo di dollari di giro d’affari perso e altrettanto di multa). “Spero che gli Stati Uniti possano correggere il loro atteggiamento”, ha detto il chairman. In merito alle accuse di cyberspionaggio veicolato dagli apparati di Huawei, il rappresentante legale dell’azienda, Song Liuping, ha sottolineato che “Spiare corrisponderebbe a suicidarsi”. E Huawei non ha nessuna intenzione di farlo.