Entro il 2012 nella metropolitana di Londra si potrà usare il cellulare, sia per parlare che per sfruttare il traffico dati. Questo è uno degli obiettivi che si è posta la città per prepararsi alle Olimpiadi del prossimo anno. La costruzione dell'infrastruttura sarà affidata in appalto, e per ora sappiamo che la cinese Huawei è in gara, con un'offerta da 81 milioni di euro.
Se la partecipazione e l'offerta saranno confermate l'azienda asiatica potrebbe avere la vittoria in tasca: con un costo stimato pari a circa 120 milioni, difficilmente si potrà andare più in basso della cifra proposta. Si tratta però di voci non confermate, e quindi da prendere con la dovuta cautela.
Il ritorno dell'investimento in ogni caso sarà garantito dal Comune di Londra, che affiderà al vincitore il contratto per la manutenzione della rete. In caso di vittoria Huawei segnerebbe un punto importante sia nei confronti della concorrenza sia nel proprio percorso di affermazione sul mercato europeo (in compagnia dell'altro colosso cinese, ZTE).
Senz'altro risulta curioso che allo stesso tempo non si parli di possibili concorrenti, come Alcatel-Lucent o Nokia-Siemens Network. Nomi che brillano per la loro assenza, a un mese dalla data prevista per la firma del contratto.
D'altra parte di tratta di un lavoro particolarmente complesso: la profondità e l'età dei tunnel londinesi infatti potrebbero rappresentare una sfida molto grande per chi deve installare i cavi, e dietro a ogni angolo si nascondono potenziali aumenti dei costi. Che solo Huawei abbia i fondi e la volontà per provarci?
La partecipazione di Huawei è resa ancora più interessante da un'altra vicenda, anch'essa legata a investimenti internazionali. L'azienda ha infatti tentato di comprare una quota della statunitense 3Leaf, ma l'operazione è stata ostacolata dalle autorità di Washington. Una faccenda che ha portato i diplomatici di Pechino a lamentarsi ufficialmente e pubblicamente: l'argomento sarebbe l'ostruzionismo verso la crescita delle aziende cinesi. Un'accusa, diretta a Washington, d'ingerenze illecite, ma potrebbe esserci dell'altro.
Infatti in passato, e in numerose occasioni, si sono sollevati sospetti verso Huawei – e ZTE – accusata di essere legata a doppio filo al governo di Pechino. Il timore di alcuni, nemmeno troppo celato, e che il governo cinese possa usare questa azienda per installare in tutto il mondo, Italia compresa, dispositivi di spionaggio avanzato. Un'ipotesi sostenuta dal fatto che la "raccomandazione" di non procedere alla transazione è arrivata da una struttura militare, non da un ente civile.
E anche se così non fosse, in molti ritengono che affidare un'infrastruttura critica a un'azienda cinese sia semplicemente una mossa troppo azzardata. Una matassa complessa, fatta di due fili - economia e politica - difficili da distinguere.