La Casa Bianca ha aggiornato il rapporto relativo all'indagine a carico di Huawei e ZTE, accusate di costituire una minaccia per la sicurezza nazionale. Non sono state trovate prove evidenti che Huawei abbia favorito l'attività di spionaggio cinese.

Si va verso la conclusione delle indagini a carico di Huawei e ZTE

Nei 18 mesi di monitoraggio delle attività del colosso cinese non sono state rilevate azioni a suffragio delle speculazioni circa la presunta collusione dell'azienda con il governo di Pechino e le relative attività di spionaggio. Un colpo di scena inaspettato dopo le accuse di spionaggio, corruzione e concussione che erano state incluse nel rapporto redatto dell'Intelligence Committee del Congresso degli Stati Uniti, divulgata la scorsa settimana.

A quanto pare è stata scagionata anche l'altra cinese, ZTE Corporation, su cui pendevano le stesse accuse. A margine della conferenza di annuncio dell'ingresso degli smartphone a marchio ZTE sul mercato italiano, il manager cinese Jiang Qian ci ha spiegato che negli scorsi giorni è stato consegnato alla Casa Bianca un rapporto redatto da una società estranea all'azienda e spalleggiata dal Governo statunitense, che fugava ogni dubbio sulle attività di ZTE e su presunte azioni avverse al governo locale.

È da notare che le accuse pesanti della scorsa settimana avevano avuto come conseguenza una reazione immediata di Huawei, che aveva accusato Washington di un pregiudizio verso l'azienda e la sua origine cinese. Probabilmente la conclusione delle indagini non è dipesa da questo fattore, ma sta di fatto che i dubbi sulla presunta collaborazione fra Huawei e ZTE e il governo di Pechino sembrano stati fugati.

A Washington restano solo dubbi sulla sicurezza degli apparti di Huawei

Il passo indietro della Casa Bianca comunque non è un dietro front totale: permangono perplessità sulle vulnerabilità dell'hardware di Huawei. Il riferimento è al problema sollevato nel luglio scorso da un gruppo di esperti di sicurezza, che aveva rilevato bug nella sicurezza dei router Huawei AR18 e AR29. Un esperto aveva spiegato ai tempi che le vulnerabilità critiche che erano state individuate aprivano agli hacker la possibilità di prendere il controllo dei dispositivi da remoto.

La vicenda aveva gettato dubbi sulla mancanza di trasparenza dell'azienda cinese sui problemi di sicurezza, ma il colosso cinese aveva prontamente comunicato di avere avviato un'indagine interna, rassicurando sulla prontezza di risoluzione dei problemi.

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