07/12/2011 di Redazione

I Big Data? Un'azienda su tre non li utlizza bene

Una ricerca di EMC imputa le scarse opportunità legate ai nuovi dati digitali alla mancanza di talenti e al limitato accesso alle informazioni. Solo il 12% dei 500 decision maker IT interpellati considera gli analisti di business intelligence i candidati

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Mancano le competenze necessarie affinché le aziende possano sfruttare al meglio le opportunità nascenti dalla convergenza tra i cosiddetti “Big Data” e le analisi dei dati. Lo dice la ricerca Data Science che EMC ha condotto negli Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, India e Cina intervistando circa 500 decision maker in tema IT fra data scientist e professionisti di discipline correlate, analisti di business intelligence, analisti informativi e data engineer.


Lo studio mette in evidenza anche come solo un terzo delle aziende campionate è in grado di utilizzare i dati digitali provenienti da sensori di movimento, social media, apparati di videosorveglianza, applicazioni di imaging medicale e simili per ottimizzare i propri processi decisionali, raggiungere significativi vantaggi competitivi, accrescere la produttività e guidare l’innovazione.

Solo il 38% degli analisti di business intelligence e data scientist è convinto inoltre che la propria azienda utilizzi i dati per avere maggiori informazioni sui clienti mentre l’83% crede che nuovi strumenti e tecnologie emergenti andranno ad incrementare ulteriormente la richiesta di figure quale i data scientist.

Il 64% dei professionisti oggetto di studio inoltre ritiene in tal senso che la domanda di talenti in questo settore supererà nei prossimi cinque anni l’offerta e di pari passo la maggior parte ritiene che questa offerta sarà rappresentata fondamentalmente dai neolaureati. Solo il 12%  considera i professionisti della business intelligence i candidati ideali per rispondere a questa necessità.

Quanto alle barriere all’adozione della Data Science in azienda, le più comunemente citate rispetto all’adozione sono la mancanza di competenze o di formazione (32%), budget/risorse (32%), l’errata struttura organizzativa (14%) e la mancanza di strumenti tecnologici (10%).

Solo il 12% dei professionisti della business intelligence ed il 22% dei data scientist, infine, credono che i dipendenti abbiano la possibilità di condurre esperimenti sui dati, tendenza che mina la capacità di un’azienda di testare e convalidare le idee, e quindi l’approccio generale all’innovazione.

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