Non vanno troppo bene le cose in casa Cisco ed è la stessa diretta interessata ad ammetterlo, preannunciando per il prossimo trimestre risultati meno positivi del previsto. La società attribuisce le difficoltà congiunturali al calo del 21% negli ordini da parte degli It service provider, rispetto allo stesso trimestre (terminato a fine luglio) del 2018. Già nel quarto precedente si era registrata una flessione del 13%.

Secondo l’analisi di Forrester Research, è improbabile che ci possa essere un’inversione di tendenza a breve termine e questo condizionerà Cisco soprattutto nella proposizione di tecnologie all’avanguardia per gli operatori delle telecomunicazioni in ambito 5G. Per questo, i service provider stanno spostando l’attenzione verso competitor come Huawei, Ericsson o Nokia.

Anche la guerra commerciale in corso fra Usa e Cina sta incidendo sull’andamento del gigante delle reti. Da diversi anni, infatti, si è consolidato un rapporto con gli operatori cinesi per la fornitura di equipaggiamenti, ma lo stesso presidente di Cisco, Chuck Robbins, ha ammesso che ora è sospesa anche l’autorizzazione a partecipare alle gare indette dalle realtà di Pechino e dintorni. Va detto che al momento questo filone di business rappresenta circa il 3% del volume d’affari complessivo.

A fronte di inquietudini e preoccupazioni per i risultati prossimi venturi, ci sono anche indicatori positivi. Le vendite vanno bene soprattutto nel comparto della sicurezza (+14%), delle applicazioni di unified communication (+ 11%) e delle soluzioni infrastrutturali (+ 6%). Quest’ultima resta l’attività preponderante per Cisco, con un peso prossimo all’80% sul totale e un valore complessivo di 7,9 miliardi di dollari.