L’Europa non ha ancora deciso come tutelare la privacy dei cittadini in relazione a Facebook, Whatsapp, Skype e gli operatori di telecomunicazione. Dopo due anni di discussione, la Commissione Europea non ha ancora messo d’accordo tutti sul regolamento ePrivacy Regulation, che dovrà fornire un nuovo quadro normativo per la protezione dei dati personali e della riservatezza dei cittadini, aggiornando la non più completa direttiva del 2002. 

 

In particolare, le nuove regole dovranno tenere conto del Gdpr e prevedere maggiori tutele in relazione al tracciamento dei cookie e all’espressione del consenso da parte di chi approda su un sito Web. Non sarà possibile installare cookie sul dispositivo dell’utente in assenza di consenso informato ed esplicito (lo scroll down di una pagina, per esempio, non potrà più essere considerato un implicito consenso). 

 

Un incontro fra rappresentanti delle ambasciate europee, tenutosi venerdì scorso a Bruxelles, si è risolto in un niente di fatto, stando a indiscrezioni riportate da Reuters. I rappresentanti dei Paesi membri non hanno ancora raggiunto un accordo sulla portata e sull’applicabilità delle nuove regole.

 

Dal canto loro le principali associazioni di rappresentanza delle telco, cioè Gsma, Etno e Cabel Europe, in una recente nota congiunta hanno espresso perplessità, affermando che il testo elaborato finora “così com'è, non è pronto per diventare un approccio generale". A loro dire, permangono “disaccordi su questioni fondamentali circa l'impatto della proposta su varie parti dell'economia digitale” ed esiste uno “sbilanciamento normativo” fra gli operatori di telecomunicazione europei e quelli del resto del mondo. In sostanza, alcuni aspetti del regolamento penalizzerebbero troppo le telco europee rispetto alle altre e rispetto ai titolari delle app mobili e a soggetti come Facebook e Microsoft. Le tre associazioni sottolineano, in particolare, che non è stata fatta chiarezza sulla raccolta dei dati di gelocalizzazione dei cittadini europei.

 

Più in generale, a detta di alcuni governi europei alcune delle regole sarebbero troppo restrittive, mentre di parere opposto sono organismi watchdog come l’associazione European Digital Rights. Di recente Amnesty International ha fatto appello al mondo della politica e delle istituzioni affinché intervenga a fermare la sistematica violazione della privacy e dei diritti civili attuata da Facebook e Google, definiti come dei “giganti della sorveglianza”. Per l’ePrivacy Regulation, intanto, è probabile che si debbano riaprire un’altra volta le trattative.