Forse davvero i robot conquisteranno il mondo, come immaginato un tempo dalla letteratura di fantascienza e come oggi, sempre più, pare realistico credere. Lontana da scenari di schiavitù degli umani sottomessi dalle macchina, quella a cui assistiamo negli ultimi anni è piuttosto una conquista economica, che avanza in diversi settori di mercato nei quali il lavoro delle persone sempre più viene affiancato (o sostituito) da bracci meccanici, macchine e software più o meno “intelligenti”. Dalla International Federation of Robotics (Ifr) giungono nuovi dati sulla crescita degli investimenti, un po’ in tutti gli ambiti.

Per acquistare robot definiti come “industriali” in senso stretto, cioè destinati alle linee di produzione, nel 2018 sono stati spesi 16,5 miliardi di dollari, mentre il numero delle unità acquistate, 422mila, ha segnato un incremento del 6% sui livelli dell’anno precedente. Per quest’anno non ci si aspetta ulteriore ascesa (anzi, la previsione è di 421mila macchine vendute), ma tra il 2020 e il 2022 il mercato crescerà a volume del 12% annuo.

Attualmente l’Asia è di gran lunga il primo continente per adozione di robot nella produzione. Spiccano Singapore e la Corea del Sud, nazioni in cui la loro presenza inizia a essere consistente: in questi due Paesi, ogni centomila addetti del settore manifatturiero si contano, rispettivamente, 831 e 744 robot. Terza in classifica è la Germania, con 338 robot ogni centomila addetti. I numeri sembreranno forse piccoli, ma bisogna considerare che una sola macchina può raggiungere livelli di produttività paragonabili a quelle di decine o centinaia di persone messe insieme. 

In larga misura, il mercato dei robot industriali è composto da sistemi robotici “tradizionali” (così li definisce l’Ifr), che svolgono lavori di forza o di precisione senza essere in grado di operare con le stesse abilità di un essere umano. I cobot, cioè collaborative robots, sono invece quelli progettati per eseguire operazioni nello stesso modo in cui verrebbero svolte da un umano. Al momento rappresentano una nicchia, il 3,24% dei robot impiegati nell’industria, ma la loro adozione sta crescendo: 14mila nuove installazioni nel 2018 e, si stima, un numero complessivo che raddoppierà in un triennio.

Ma i robot fanno anche altro: spostano merce, svolgono operazioni militari, assistono le persone. L’altra macrocategoria, molto eterogenea, è quella dei “robot di servizio”, così li chiama l’Ifr: ne sono stati venduti più di 271mila l’anno scorso, il 61% in più rispetto ai 168mila del 2017. La spesa mondiale del 2018 è stata di 9,2 miliardi di dollari, il 32% in più.

Le categorie degli Agv (Autonomous Guided Vehicles, i veicoli a guida autonoma usati nei magazzini) e dei robot che fanno attività di monitoraggio e manutenzione sono di gran lunga le più importanti, coprendo rispettivamente il 41% e il 39% delle vendite del 2018. Ma i robot usati in campo medico stanno guadagnando terreno, con un incremento del 50% anno su anno nelle unità vendute (5.100 nel 2018). Si tratta di macchinari che supportano il personale medico in varie attività, ma anche di robot “infermieri” al servizio delle persone bisognose di cure o anziane.