Per Ibm i Big Data sono una cosa elementare, soprattutto da quando ha lanciato Watson, il “supercervello” in grado di trasformare miliardi di dati in informazioni utili per le aziende utilizzando il computing cognitivo, l’analisi del linguaggio naturale e l’apprendimento automatico. Da oggi, probabilmente, Watson funzionerà ancora meglio: Big Blue ha infatti annunciato l’acquisizione di AlchemyApi, una startup fondata nel 2005 a Denver e basata su una community di 40mila sviluppatori in tutto il mondo, che lavorano per analizzare le informazioni prodotte da siti, blog e portali Web. I dettagli finanziari dell’accordo non sono stati svelati.

Ibm integrerà quindi le tecnologie di apprendimento approfondito di Alchemy nel cuore di Watson, potenziando così le capacità della piattaforma nell’identificazione delle gerarchie e delle relazioni tra grossi volumi di dati. In più, la fusione aumenterà il numero e le tipologie di Api disponibili per i clienti di Big Blue, compresi anche gli sviluppatori e i partner dell’ecosistema Watson, su cui la società ha investito oltre un miliardo di dollari solo nel 2014. Alchemy analizza miliardi di informazioni ogni mese in 36 Paesi e otto lingue diverse, compreso l’italiano.

 

Come funziona Alchemy (clicca per ingrandire)

 

La piattaforma di Ibm è la prima disponibile sul mercato che implementa un’elaborazione di tipo cognitivo, basata su cloud, tramite Bluemix, la piattaforma che permette agli sviluppatori di progettare e gestire app su nuvole ibride, pubbliche e private. Ad oggi, sono oltre settemila gli applicativi che si affidano a Watson per navigare nel mare dei Big Data. Il colosso di Armonk continua così a percorrere la strada del cambiamento, spostandosi sempre più dall’hardware per concentrarsi sull’analisi dei dati, sul cloud e sui servizi.