Ibm vive un momento cruciale della propria storia, anche in conseguenza dell’acquisizione di Red Hat. Roberto Masiero, analista, fondatore e presidente di The Innovation Group, ci racconta dal suo punto di vista le discussioni emerse durante un incontro fra executive della multinazionale, in visita nella sede italiana di Ibm.

 

Roberto Masiero, fondatore e presidente di The Innovation Group

Incontriamo a un meeting di analisti, organizzato da Ibm, Sebastian Krause, general manager europeo della divisione Cloud & Cognitive Software, insieme ad altri executive.  Come al solito , le mie note rispecchiano soltanto la mia comprensione, la mia visione  e le mie opinioni di analista.

Si è parlato del cloud ibrido. Sebastian ha insistito molto sull’enfasi di Ibm nell’area dell’hybrid cloud, e sull’obiettivo di spostare l’impegno dai carichi di lavoro “facili” alle applicazioni mission-critical: in troppe aziende il cloud è ancora ghettizzato in applicazioni marginali dall’approccio conservativo di molti Cio. 

Per Ibm, sfondare nell’area delle applicazioni mission-critical è essenziale per alimentare lo sviluppo del Cognitive Computing, che dalle informazioni che abbiamo raccolto appare ancora in fase embrionale, ma assolutamente strategico per il futuro dell’azienda. Per questo Ibm può far leva sull’acquisizione di Red Hat, leader del mercato open source, e sulla diffusione di OpenShift come middleware di elezione nell’ambiente di cloud ibrido.

 

Sebastian Krause, general manager, cloud and cognitive software, Europe di Ibm

 

Si è parlato anche di metodologia “garage”. L’Italia è un mercato di piccole e medie imprese. Ibm fa un ottimo lavoro nel difendere e sviluppare la sua base installata, particolarmente di grandi clienti, ma ha certamente bisogno di sviluppare la propria iniziativa per penetrare la fascia delle medie imprese e le aree non presidiate delle grandi organizzazioni.

Per questo utilizza la metodologia “garage”, di stampo californiano, che mira sostanzialmente a coinvolgere il cliente partendo da suoi bisogni specifici, impegnandolo in un lavoro di co-progettazione che in un periodo compreso fra due e otto settimane consenta di sviluppare un progetto che a sua volta possa scalare all’interno dell’organizzazione.

 

 

 

 

C’è poi un ritorno: vi ricordate delle Acg? Le mitiche “applicazioni contabili gestionali” che negli anni Ottanta corredavano il secondo più grande parco mondiale di sistemi 36, evolute poi su AS400? Erano pacchetti pre-certificati che comprendevano un set di applicazioni base (paghe e contributi, contabilità, bilancio , magazzino) e che hanno fornito la base dell’automazione della contabilità di gran parte della piccola e media industria del nostro Paese. Quando Sebastian ha annunciato che Ibm intende lanciare in ambiente cloud un insieme di “soluzioni pre-certificate” per l’ampio mercato del middle-market, ho sentito nell’aria svolazzare il ricordo delle vecchie Acg. 

Ovviamente si tratterà di soluzioni totalmente nuove, ma l’idea che fece la fortuna di Ibm in Italia negli anni Ottanta, quella di sfruttare con un set di soluzioni pre-certificate il grande potenziale del nostro mercato di Pmi (solo lo 0,03% delle imprese italiane ha più di 500 dipendenti) potrebbe rivelarsi di nuovo un fattore vincente oggi, nell’era del cloud.