Nubi fosche si addensano sul futuro di Ibm. Anno su anno, i ricavi dell’azienda sono calati per il terzo trimestre consecutivo e, fra gennaio e marzo, il fatturato ha subìto una flessione del 4,7 per cento a 18,2 miliardi di dollari. Gli analisti si aspettavano un giro d’affari di circa 18,5 miliardi. In discesa anche l’utile netto, attestatosi nel Q1 a 1,6 miliardi (meno 5 per cento), pari a un utile per azione di 2,25 dollari, superiore alle attese della vigilia. L’avvio del 2019 non è quindi stato positivo per Ibm che, malgrado una seconda metà del 2018 difficile, era comunque riuscita a chiudere l’ultimo esercizio con una crescita complessiva dell’un per cento. Le previsioni fornite in occasione del report del Q4 del 2018 erano state positive, al punto da innescare una tornata di acquisti a Wall Street. Big Blue ha comunque confermato la guidance sull’utile per azione per l’intero 2019, pari a 13,90 dollari per azione.

A partire dal primo trimestre la struttura dei report finanziari della società è cambiata. La divisione Technology Services & Cloud Platforms è stata divisa in due: Global Technology Services e Cloud & Cognitive Software. La prima business unit è la principale in termini di fatturato e nel Q1 ha generato ricavi per 6,9 miliardi di dollari, in calo del 7 per cento anno su anno. L’altro segmento, che include applicazioni di AI, piattaforme cloud e dati e altre soluzioni transazionali, ha fatturato poco più di 5 miliardi in flessione di un punto e mezzo.

Piatta la prestazione dei Global Business Services (4,1 miliardi di ricavi), mentre la vendita di prodotti hardware come server e mainframe è crollata dell’11 per cento, a 1,3 miliardi. Ibm ha evidenziato la crescita delle piattaforme Power, annullata però dal declino della serie Z per mainframe (meno 38 per cento), fortemente impattata dal ciclo di aggiornamento da parte dei clienti.

Non si sa però quanto abbiano pesato sui conti i cosiddetti “imperativi strategici”, vale a dire cloud, analytics, mobile e sicurezza. Nel 2018, come ricorda Cnbc, metà del fatturato di Ibm fu generato proprio da questi business. L’unico dato esplicitato da Big Blue riguarda il run rate annuale per le soluzioni cloud fornite come servizio, che è aumentato del 10 per cento a 11,7 miliardi di dollari.

Non a caso il numero uno della società, Ginni Rometty, ha rimarcato proprio la crescita del cloud, definita “un’area fondamentale e ad alto valore aggiunto”. Ibm è attesa al varco anche per la chiusura dell’acquisizione di Red Hat, che dovrebbe concludersi nella seconda metà dell’anno. Secondo Nomura Instinet, Big Blue sta acquisendo diversi clienti di Red Hat, comprese alcune realtà cloud-native e, quindi, teoricamente già “votate” alla tecnologia di altri fornitori.