Un ultimo miglio “zoppicante” non impedisce a Ibm di tornare in attivo sull’intero anno fiscale. Big Blue ha chiuso il quarto trimestre 2018 con un utile per azione (Eps) non-Gaap in flessione del 3 per cento, a 4,87 dollari su ricavi pari a 21,8 miliardi. Cifre comunque superiori a quelle attese dagli analisti, che avevano stimato un Eps di 4,84 dollari e un fatturato di 21,75 miliardi. Sull’intero anno fiscale, come detto, Ibm è cresciuta invece di un punto percentuale, generando un utile per azione di 13,81 dollari e un giro d’affari di 79,6 miliardi. “Siamo tornati a crescere nel 2018, grazie alla maggiore domanda di servizi di cloud ibrido, di intelligenza artificiale, di analytics e di sicurezza”, ha commentato il Ceo dell’azienda, Ginni Rometty. Un report trimestrale che, nel dopo mercato, ha contribuito a spingere il titolo di Big Blue del 7 per cento.

“Nel 2018 abbiamo riposizionato il nostro modello di business e abbiamo così ottenuto un incremento di ricavi, profitti operativi ed Eps, insieme a un sostenuto flusso di cassa”, ha aggiunto il Cfo James Kavanaugh. “Continueremo a ottimizzare il nostro portfolio per i settori industriali emergenti ad alto valore aggiunto, proseguendo nell’opera di restituzione di capitale ai nostri azionisti”. Nel Q4 sono stati resi agli investitori 3,5 miliardi di dollari, di cui due attraverso il riacquisto di azioni proprie e 1,4 sotto forma di dividendi.

A livello di singole divisioni, il business delle “cognitive solutions” ha generato ricavi per 5,5 miliardi, piatti anno su anno, con una forte domanda di software legato ad analytics e intelligenza artificiale. Il segmento “global business services”, invece, ha portato in cassa 4,3 miliardi di dollari, in crescita del 4 per cento. Il settore “technology services & cloud platforms”, che include servizi infrastrutturali, di supporto tecnico e software per l’integrazione, ha messo a bilancio una flessione di tre punti a 8,9 miliardi.

La storica divisione “systems”, che racchiude per esempio server e prodotti mainframe, è crollata del 21 per cento a 2,6 miliardi. In questo caso Ibm sottolinea i passi avanti delle soluzioni Power, ma i progressi sono stati praticamente cancellati dalla deludente vendita delle piattaforme Z. Infine, i finanziamenti hanno sviluppato un giro d’affari di 402 milioni, in declino di 11 punti. Le previsioni della società per il 2019 indicano un Eps rettificato di almeno 13,9 dollari contro i 13,81 dollari del 2018, ma non sono stati forniti numeri sui ricavi.

È certo che nei prossimi mesi Ibm sarà molto impegnata ad ammortizzare l’impatto dell’acquisizione di Red Hat, non solo a livello finanziario. L’operazione è costata al colosso di Armonk 34 miliardi di dollari e, dopo gli entusiasmi iniziali, andrà ora messa a frutto dal punto di vista dell’ottimizzazione delle strutture e dell’offerta, che Big Blue farà rientrare sotto l’ampio cappello del cloud ibrido.