Da Milano a Matera, passando per Prato e L’Aquila, il nostro Paese si sta preparando all’avvento del 5G. Con qualche mese di anticipo rispetto alle prime tabelle di marcia, che fissavano “l’accensione” delle reti di quinta generazione per il 2020. Il merito va cercato senz’altro nell’impegno dei vari player impegnati sul campo, dal livello amministrativo-governativo fino a quello industriale, che hanno permesso ad esempio all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) di pubblicare a fine maggio le procedure per l’assegnazione agli operatori delle frequenze per il passaggio al 5G, fissando così definitivamente i paletti per l’asta che si è tenuta a inizio settembre e che ha già permesso allo Stato di raccogliere circa 2,5 miliardi di euro. Le sinergie che si sono create hanno aperto lo spiraglio per passare dalla fase di testing in alcuni contesti limitati al lancio (ormai possiamo dirlo) imminente dei primi servizi mobili di quinta generazione.

Rimanendo nell’ambito dei trial, a Milano Vodafone sta puntando sull’healthcare, con un progetto per collegare in rete le ambulanze e rendere più veloci le comunicazioni con gli ospedali. Ma non solo, l’operatore ha avviato progetti per il monitoraggio del traffico stradale e la videosorveglianza tramite droni. I primi test in condizioni radio reali sono stati effettuati nel sito installato nella stazione ferroviaria di Cadorna.

Il capoluogo lombardo è diventato il “gioiello” più prezioso della strategia di Vodafone: la telco punta a coprire entro la fine del 2019 l’intera area metropolitana con antenne 5G. Questa iniziativa vede anche il coinvolgimento diretto di Qualcomm come partner tecnologico di riferimento.

Per l’azienda californiana, il pilastro della “rivoluzione 5G” in campo mobile è rappresentato dal modem Snapdragon X50, già scelto da quasi venti operatori, tra cui la stessa Vodafone, oltre a Tim e Wind Tre, per una serie di test sul campo. La soluzione di Qualcomm garantisce una piena interoperabilità con il 4G Lte e trasmissioni dati fino a 4.51 Gbps e, di fatto, apre la strada all’arrivo sul mercato dei primi dispositivi mobili 5G-ready, previsti per il 2019.

 

Il “caso” San Marino

Il primato europeo nella corsa al 5G non spetta però all’Italia, ma alla più piccola repubblica del Vecchio Continente: San Marino. Grazie a un progetto che vede in prima linea l’amministrazione locale, Tim, Qualcomm, Inwit, Olivetti e Nokia, il Paese sul Titano si appresta a diventare una vera e propria smart city. Nei prossimi mesi verrà infatti creato un ecosistema che metterà in contatto la Pubblica Amministrazione locale, l’università, i centri di ricerca, le aziende e altre agenzie governative per migliorare il livello dei servizi offerti a cittadini e turisti. Tutto a trazione 5G.

Verranno quindi attivati parcheggi intelligenti, sistemi di monitoraggio della qualità di acqua e aria, soluzioni per la smart agriculture e la videosorveglianza. Dopo l’installazione del primo sito, avvenuta agli inizi di settembre, verranno via via introdotte altre antenne per raggiungere l’anno prossimo una piena copertura del territorio.