Il 5G sta per arrivare davvero nelle mani dei consumatori? La domanda è più che lecita in questo momento dell’anno, considerando che fra pochi giorni aprirà i battenti il Mobile World Congress 2019 di Barcellona, dove alcuni tra i principali nomi del settore presenteranno al mondo smartphone capaci di supportare le reti di quinta generazione. Inoltre, è da molti mesi che gli operatori telefonici stanno conducendo test sul campo per validare tutte le tecnologie necessarie al corretto deployment del 5G. L’ecosistema sembra essere ormai pronto e manca solo qualcuno che dia ufficialmente il via al processo, “accendendo” le prime reti. Ma se un consumatore dovesse decidere di acquistare subito un cellulare 5G (Huawei e Samsung dovrebbero portarli sul mercato in primavera, Xiaomi l’ha già fatto), quali vantaggi immediati avrebbe?

Tralasciando le principali specifiche tecniche come i processori, ovviamente più avanzati rispetto alla generazione di terminali del 2018, a prima vista verrebbe da dire: “Quasi nulla”, perché se è vero che le reti di quinta generazione sono pronte, è altrettanto vero che per una loro diffusione capillare dovranno passare diversi anni. Nel suo ultimo Mobility Report, Ericsson stima che nel 2024 il 25 per cento di tutto il traffico mobile verrà convogliato dal 5G.

Si parla di circa 35 miliardi di gigabyte prodotti al mese, ma il 2024 è ancora sufficientemente lontano da costringerci a pensare al presente. Si ha quindi l’impressione che l’industria stia cercando di posizionarsi il prima possibile per non farsi trovare impreparata di fronte alla prossima rivoluzione della telefonia. Al costo, grazie anche al potere del marketing, di prospettare ai consumatori enormi vantaggi destinati ad arrivare solo in un secondo momento.

A far pensare (e sperare) che i primi istanti di vita del 5G non siano solo hype concorrono però alcuni elementi. Innanzitutto, gli enormi investimenti sostenuti dagli operatori telefonici per aggiudicarsi le frequenze. Solo in Italia le aziende tlc hanno speso infatti la bellezza di 6,5 miliardi di euro, contro i 2,5 miliardi attesi inizialmente dallo Stato. Segno che i provider credono fortemente nelle capacità del 5G e in tutti i suoi potenziali casi d’uso.

La seconda evidenza la sottolinea invece Fabio Iaione, country manager di Qualcomm Italia, una delle aziende più “esposte” sulle reti di quinta generazione. “Pur presentando complessità infinitamente superiori rispetto all’Lte, il decollo del 5G avverrà molto più velocemente, perché l’ecosistema è pronto. E possiamo certificarlo con i numeri: i lanci saranno globali e coinvolgeranno oltre venti operatori e altrettanti produttori di dispositivi”, spiega Iaione.

Secondo il country manager, l’avvento dei network di quarta generazione fece meno clamore perché riguardò solo alcune città e pochi player. Qualcomm si sta preparando alla “nuova fase” da almeno tre anni, quando presentò il modem 5G Snapdragon X50. “Ci sono almeno trenta prodotti pronti al lancio” tra smartphone, apparecchiature di rete e altri dispositivi, continua Iaione. “Ma oggi annunciamo già la seconda generazione dei nostri modem multi-mode 5G New Radio”.

Lo Snapdragon X55 è infatti un chip prodotto a 7 nanometri in grado di toccare velocità teoriche in downlink di 7 Gbps e in uplink di 3 Gbps. La soluzione di Qualcomm supporta tutte le reti, le bande mmWave e sub-6 GHz, lo spectrum sharing (cruciale in questo periodo di "transizione") e funziona sia in modalità non-standalone sia standalone: in quest’ultimo caso il modem può collegarsi direttamente alla rete 5G senza passare prima dall’Lte.

 

Fonte: Qualcomm

 

Secondo Qualcomm, uno dei punti di forza delle nuove reti sarà anche il sensibile miglioramento delle performance sotto copertura 4G. “Ecco quindi un altro vantaggio di cui i consumatori potranno approfittare se decideranno di acquistare uno smartphone 5G”, aggiunge Iaione. “Lo Snapdragon X55 porta le velocità teoriche del 4G a 2,5 Gbps in download grazie all’Lte Cat. 22”. In questo modo, anche le persone che non abitano nelle principali città (dove verranno “accese” le prime reti 5G) potranno notare avanzamenti prestazionali.

Il modem è accoppiato inoltre a un modulo antenna mmWave rinnovato (Qtm525), oltre che a un ricetrasmettitore Rf su chip singolo per le bande sub-6 GHz e l’Lte e a moduli front-end sub-6 GHz.  Qualcomm porterà sul mercato anche una soluzione per il tuning flessibile dell’antenna (Qat3555) dei telefoni, in grado di migliorare la copertura, soprattutto in ambienti chiusi, e di ridurre il consumo energetico.

Insomma, anche se il processo di diffusione del 5G non dovesse rivelarsi così semplice come prospettato (le difficoltà tecniche e strategiche sono ancora numerose, a partire dall’installazione di un numero elevato di antenne nei centri abitati, fino al tema della salute), Qualcomm nel frattempo si è spianata la strada e aspetta partner e concorrenza al varco, dimostrando già oggi di credere pienamente nelle reti del futuro.