La guerra dei supercomputer avrà presto un nuovo eroe nazionale. Entro fine anno sarà operativo Astra, un cervellone dotato di 5.184 processori Cavium Thunder X2 basati su architettura Arm, ognuno dotato di 28 core a 2 GHz. Ed è proprio questa la caratteristica principale della macchina, vale a dire la scelta di puntare su Cpu non x86, che renderanno Astra il supercomputer più potente al mondo in questa categoria, con ben 2,3 petaflops teorici di picco. Il progetto è frutto del lavoro congiunto tra Hpe, che ha fornito i sistemi Apollo 70 per l’high performance computing, e i Sandia National Laboratories del Dipartimento dell’Energia statunitense, i quali saranno di fatto gli utilizzatori finali di Astra. Nel centro americano, infatti, il cervellone verrà sfruttato per la modellazione avanzata e per compiere complesse simulazioni scientifiche, in particolar modo nell’ambito del nucleare.

Secondo dati forniti da Hpe, la soluzione offre il 33 per cento di prestazioni in più in termini di memoria e mette a disposizione una densità maggiore rispetto alle generazioni precedenti. Tutte le unità saranno raffreddate a liquido tramite sistemi Mcs-300. “I Sandia National Laboratories sono stati dei partner importanti nel far leva sulla nostra piattaforma Arm sin dalle prime fasi della progettazione”, ha commentato Mike Vildibill, vice president, Advanced Technology Group di Hpe.

Grazie alla sua potenza di picco, Astra rientrerebbe ufficialmente nella lista dei primi 500 supercomputer al mondo, che di recente ha visto uno scossone proprio al vertice. Pochi giorni fa Ibm ha “acceso” una macchina da oltre 200 petaflops, realizzata sempre per il Dipartimento dell’Energia statunitense, che ha di fatto scalzato il cinese Sunway Taihulight dal primo posto della classifica globale.