Così piccolo, ma così grande. Almeno nei numeri. Il minicomputer Raspberry Pi è ufficialmente il terzo Pc general purpose più venduto nella storia, avendo superato da poche ore addirittura l’iconico Commodore 64. In soli cinque anni ne sono stati consegnati 12,5 milioni di esemplari e il dispositivo è salito sul podio dietro a Mac e computer Windows: due generi di device ovviamente irraggiungibili, che certificano però ulteriormente il successo di questa piccola scheda programmabile economica, che nel tempo ha raggiunto grande popolarità tra sviluppatori e studenti. Un progetto sviluppato nel Regno Unito dalla Raspberry Pi Foundation e che, al momento del lancio iniziale avvenuto il 29 febbraio 2012, secondo le stime avrebbe dovuto vendere tra le 10mila e le 20mila unità.

Grazie al grafico realizzato dalla rivista Magpi Magazine, si capisce come il modello più venduto sia la Pi 3b (30%), seguita dalle Pi B e Pi 2b (23%) e dalla versione Pi B+ (15%), seguono poi le altre. I prezzi delle board vanno dai 5 ai 35 dollari: il modello più economico è la Raspberry Zero, lanciata a novembre 2015 e dotata di system-on-chip Broadcom Bcm2835, una Gpu Videocore e 512 MB di Ram.

L’ultima versione arrivata sul mercato, presentata a inizio marzo, è la Pi Zero W che arricchisce l’esemplare meno costoso di connettività WiFi 802.11n e Bluetooth 4.0 grazie al nuovo chip wireless Mcb43143. Il prezzo? Addirittura dieci dollari. Nei primi quattro giorni Raspberry ha venduto circa 100mila unità.