Le applicazioni cinesi di videosorveglianza e riconoscimento biometrico non piacciono al governo di Donald Trump. Il presidente in odore di impeachment si distrae dai  problemi personali scagliandosi ancora una volta contro le aziende tecnologiche cinesi, colpevoli - a detta delle agenzie di intelligence dipendenti dalla Casa Bianca - di poco limpide attività di cyberspionaggio o comunque malleabili alle direttive del governo di Pechino. 

Ventotto società cinesi sono appena state aggiunte alla blacklist del Dipartimento del Commercio statunitense, quella che elenca le entità che presumibilmente rappresentano un rischio per la sicurezza e per gli interessi nazionali. Più precisamente, entità di cui si può “ragionevolmente credere” che già siano coinvolte in attività contrarie alla sicurezza e agli interessi degli Usa oppure che lo possano essere in futuro. Le aziende private e gli enti pubblici statunitensi hanno il divieto di intessere relazioni commerciali con le entità segnalate, a meno di aver ottenuto una specifica licenza.

Nella lista delle nuove aggiunte figurano alcune startup, i due colossi cinesi della videosorveglianza Hikvision e Dahua Technology e altre aziende che si occupano di riconoscimento vocale e riconoscimento facciale. A detta del governo statunitense, queste società sarebbero coinvolte in attività di repressione ai danni di uiguri, kazaki e altre minoranze islamiche della regione autonoma dello Xinjiang. Nel documento del Dipartimento del Commercio si afferma che sarebbero coinvolte nella “realizzazione della campagna di repressione cinese, in arbitrarie detenzioni di massa e in sorveglianza altamente tecnologica”.