Non c’è pace per Zte sul suolo americano. Il Senato degli Usa ha approvato un emendamento alla legge di spesa per la sicurezza nazionale (National defense authorization act) che mette i bastoni fra le ruote all’accordo siglato da Donald Trump con l’azienda cinese. Con il voto favorevole di 85 senatori su 95, la norma è stata sostenuta quindi da un’ampia maggioranza bipartisan: repubblicani e democratici si sono schierati in nome della cybersecurity a stelle e strisce, che a loro avviso sarebbe minacciata dalla tecnologia cinese. L’emendamento, quindi, introduce nuovamente il ban di sette anni per Zte, che non potrà rifornirsi di componentistica statunitense. Al diffondersi della notizia il titolo della società è crollato di quasi il 25 per cento a Hong Kong e del 9,99 per cento a Shenzhen, per poi essere sospeso per la seconda volta nel giro di una settimana.

È un altro duro colpo per il gruppo asiatico, che era riuscito a tirare un sospiro di sollievo dopo che il ban era stato rimosso personalmente da Trump grazie a un accordo diretto con Pechino. A Zte era infatti vietato di rifornirsi di tecnologia americana per i propri smartphone e dispositivi di rete, dopo che era stata accusata di aver violato l’embargo imposto dagli Usa su diversi Paesi, fra cui l’Iran, per la vendita dei propri prodotti.

Per chiudere la vicenda, la compagnia di Shenzhen si era impegnata a rivedere profondamente le proprie pratiche interne, a integrare un comitato di vigilanza e a pagare una multa di un miliardo di dollari. Ma per i rappresentanti della Camera alta del Congresso evidentemente tutto ciò non è sufficiente. Tom Cotton, senatore repubblicano dell’Arkansas, ha chiesto maggiori sanzioni per bloccare “il furto di proprietà intellettuale” perpetrato dalle realtà cinesi e per prevenire “le infiltrazioni nelle nostre reti di comunicazione”.

Nel mirino dei politici a stelle e strisce è finita nuovamente anche Huawei, per cui varrà lo stesso divieto di approvvigionamento imposto a Zte. Richiamato in campo dalla votazione di ieri, Trump si incontrerà mercoledì con alcuni esponenti repubblicani per cercare di far rientrare il problema. Il National defense authorization act, un insieme di leggi di finanziamento della spesa militare del valore di 716 miliardi di dollari, è stato infatti approvato anche alla Camera, ma in una forma diversa. Per diventare legge a tutti gli effetti, oltre alla firma finale di Trump, il testo dovrà essere riconciliato da entrambe le ali del Congresso.