Design, ricerca della perfezione, velocità e tecnologia. Ci sono tutti questi ingredienti nella ricetta ideata da Lenovo e Dallara per alzare sempre di più l’asticella delle prestazioni automobilistiche. Il colosso dell’It ha deciso di “salire a bordo” delle vetture della casa parmigiana per aiutarla a superare ancora una volta i propri limiti, rispettando la filosofia del fondatore. “Non possiamo mai fermarci, per noi è fondamentale sperimentare sempre qualcosa di nuovo. Anche al rischio di sbagliare. Con la tecnologia possiamo commettere errori che pesano molto meno dal punto di vista economico”, ha spiegato alla stampa l’ingegnere Gian Paolo Dallara nell’elegante sede dell’azienda a Varano de’ Melegari, paesino di meno di tremila persone all’imbocco della Cisa e cuore pulsante (grazie anche all’autodromo “Riccardo Paletti”) della cosiddetta Motor Valley: il distretto industriale emiliano dove hanno sede marchi storici come Ferrari, Lamborghini, Maserati e Ducati.

Nata nel 1972, circa 650 dipendenti, oggi Dallara è costruttore unico di vetture per i campionati Indycar, Indy Lights, Formula 2, GP3 e Super Formula e realizza automobili per gare di durata come la 24 ore di Le Mans o di Daytona, oltre a produrre telai per la Formula E. La società emiliana fornisce anche consulenze specialistiche e assistenza professionale a costruttori e squadre corse, per sviluppare macchine da competizione e stradali. Tra i suoi clienti ci sono realtà come Alfa Romeo, Audi, Bugatti, Ferrari, Ktm, Lamborghini, Maserati, Renault e Porsche.

In fase di progettazione, Dallara non poteva che affidarsi alle tecnologie più avanzate: grazie al “silicio”, l’azienda è in grado di lavorare in modo più rapido e di sviluppare soluzioni sempre più sicure. L’obiettivo principale, trattandosi di auto capaci di superare i 400 chilometri all’ora, è quello di tutelare innanzitutto l’incolumità del pilota. Per arrivare a questo traguardo, Dallara utilizza la modellazione 3D, l’analisi strutturale, la fluidodinamica computazionale, simulatori di guida e si appoggia a centri di ricerca e gallerie del vento proprietarie.

“Un insieme di tecnologie e servizi che, per esempio, ha permesso a Bugatti di distruggere una sola auto durante i crash test, dopo aver fallito per ben 16 volte le prove d’impatto precedenti: ogni vettura è costata circa un milione di euro. Il risparmio, grazie al nostro supporto, è stato evidente”, ha commentato Andrea Pontremoli, diventato Ceo di Dallara dal 2007 dopo aver passato 27 anni in Ibm Italia, fino a diventarne amministratore delegato nel 2004.

 

 

La marcia in più di Lenovo per la trasformazione digitale

Con la simulazione, per esempio, l’azienda calcola quali conseguenze può avere un impatto sulle fibre di carbonio che costituiscono le scocche delle vetture (Dallara possiede un centro di ricerca sui materiali compositi che sono alla base dei propri prodotti). Oppure, con i computer è possibile effettuare valutazioni aerodinamiche su miliardi di tetraedri all’interno di complessi sistemi di variabili. Il vertice tecnologico raggiunto da Dallara è probabilmente il simulatore di guida, creato da un team di giovani ingegneri capeggiati dal fondatore in persona.

Con questo complesso macchinario è possibile “guidare auto che non esistono” su tutti i principali tracciati del mondo. Molto simile al “ragno” di Ferrari, l’attrezzatura sviluppata dalla compagnia parmigiana è utilizzata quotidianamente da piloti e squadre corse per regolare gli assetti prima delle gare.

Senza un’infrastruttura It adeguata non sarebbe quindi possibile per Dallara sostenere questi processi. “L’utilizzo della simulazione è molto importante per la nostra azienda”, ha spiegato il Cio Fabrizio Arbucci che, con il suo team, si è trovato di fronte alle necessità di disporre di maggior potenza di calcolo e di consentire ai progettisti di lavorare da remoto in ambiente desktop virtuale. La società di Varano ha valutato diverse soluzioni secondo parametri di efficienza energetica, prestazioni, costi e specifiche tecniche. Individuando poi in Lenovo il partner ideale per portare a termine un’iniziativa di high performance computing (Hpc).

 

Il simulatore di guida di Dallara

 

“Non abbiamo richiesto macchine specifiche”, ha aggiunto Arbucci. “Volevamo solo completare le simulazioni in un certo lasso di tempo”. Lavorando con una squadra di Lenovo Professional Services e con due partner locali, Dallara ha implementato un cluster Nextscale con nodi Nx360 M5 e una soluzione di storage definita dal software su server rack Lenovo System x3650 M5. L’azienda ha poi aggiunto dieci altre macchine Thinksystem Sr650 come base del proprio ambiente di desktop virtuale.

“Oggi possiamo svolgere modelli di fluidodinamica computazionale (Cfd) in sole due ore e mezza”, ha concluso il Cio. “In precedenza ne occorrevano cinque. Quest’anno siamo stati in grado di eseguire una particolare simulazione della scia del veicolo, con 1,25 miliardi di celle, in 12 ore. Possiamo inoltre effettuare diversi calcoli in contemporanea: in questo modo i diversi team possono lavorare in parallelo e non devono attendere il proprio turno per effettuare le analisi”.

Prossimamente, la casa emiliana dovrebbe riuscire a far funzionare il cluster Hpc in ambiente di desktop virtuale di notte. In questo modo, i dipendenti possono lanciare i calcoli poco prima di andare a casa per sfruttare appieno tutta la potenza di calcolo messa a disposizione dalle macchine di Lenovo.