Se è vero che i dati sono il nuovo petrolio, è altrettanto vero che l’oro nero va estratto dal sottosuolo per trarne valore. E se i “pozzi” sono numerosi, serve una strategia ben precisa per coordinare tutta l’attività e non lasciare delle risorse inutilizzate. Ecco quindi che alle aziende di oggi, quelle che vogliono stare al passo con un mercato in costante evoluzione e caratterizzato da fenomeni come i Big Data, non resta che adottare nuove strategie di integrazione delle informazioni. L’obiettivo è quello di diventare data-driven, consentendo a tutti i membri dell’organizzazione di accedere, qualificare, analizzare e sfruttare i dati per le loro attività lavorative quotidiane. Ma, per essere realmente in grado di farsi guidare da queste risorse preziose, è necessario acquisire una maggiore “agilità”. Talend, specialista della data integration, chiama non a caso questa abilità data agility, come ha spiegato a Ictbusiness.it Antongiulio Donà, recentemente nominato responsabile del mercato italiano.

“L’obiettivo da raggiungere è quello di abilitare l’accesso alle informazioni, senza però stravolgere i compiti e la gestione, demandata sempre all’It”, commenta Donà. “Dal livello macro dell’azienda a quello del singolo dipendente, è fondamentale avere a disposizione in ogni momento, e in tempo reale, dati che siano il più possibile ‘puliti’. Un compito che, all’aumentare delle sorgenti, si complica ulteriormente”.

Perché l’integrazione tradizionale consiste nel mettere a fattor comune fonti come i database relazionali o i sistemi Erp. Ma come affrontare il problema in un’ottica multicloud, in cui le informazioni sono letteralmente sparpagliate su molteplici ambienti diversi e poggiano anche su soluzioni non relazionali? Come muoversi, in estrema sintesi, nei Big Data? Per Talend la risposta è duplice.

Continuare innanzitutto a investire nella ricerca e sviluppo di prodotti open source, che possono sfruttare nuovi framework e tecnologie come Spark, e abilitare anche il personale non tecnico a recuperare i dati in modalità self service, grazie al cloud. “L’integrazione in tempo reale esisteva già, ma si basava su strumenti molto pesanti e sofisticati e, con i Big Data, queste soluzioni stanno ormai mostrando la corda”, aggiunge Donà.

Secondo il manager, “essere agili significa muoversi con successo in questo scenario complesso, con informazioni provenienti da fonti estremamente variegate tra loro. Il cloud è il mezzo ideale perché ormai soddisfa tutti i requisiti base e le aziende che sviluppano piattaforme sulla nuvola offrono nuove chance per l’integrazione dei dati”.

 

Antongiulio Donà, responsabile del mercato italiano di Talend

 

Di recente il vendor ha annunciato l’aggiornamento autunnale di Talend Integration Cloud (Tic), un’integration Platform-as-a-Service (iPaaS) scalabile e sicura che include anche una versione sulla nuvola di Data Preparation, che agendo come servizio 24x7 permette all’It di mantenere il controllo e la governance sulle informazioni, mentre la forza lavoro può accedere in modalità self service ai dati e collaborare con i colleghi sui progetti di preparation.

“Questo è il vero valore aggiunto dell’aggiornamento, perché oggi data scientist e analisti perdono l’80 del loro tempo a preparare le informazioni e a ripulirle”, sottolinea Donà. “Il secondo pilastro di Tic è il fatto di essere open source e nativa su tutti i cloud, con ben novecento connettori per collegarsi ai vari ambienti. Una volta prelevate le informazioni diventa poi elementare svolgere on top tutta la business intelligence necessaria”.

 

Il panorama italiano

Talend sta ritentando l’avventura nel nostro Paese dopo una prima esperienza di qualche anno fa, legata a partner locali. L’azienda è presente in modo strutturato in Italia dal 2016 e, secondo quanto dichiarato da Donà, la Penisola si è fin da subito resa protagonista con un numero di download delle soluzioni Talend tra i maggiori d’Europa. Nella prima parte del 2017 la società si sta mantenendo in linea con l’andamento complessivo della corporate. Si parla infatti di una crescita intorno al 40 per cento e un totale di clienti salito a 35, con una decina di fresca acquisizione.

 

L'esplosione di dati secondo Talend

 

“I problemi relativi ai Big Data sono sempre più diffusi anche nelle aziende italiane”, conclude Donà. “Fino ad oggi ci siamo concentrati sulla vendita diretta verso i grandi clienti, ma adesso vogliamo creare un ecosistema di partner per raggiungere le realtà più piccole, che conoscono ancora poco il cloud. Il nostro obiettivo è arrivare a una quindicina di partner, partendo dalle dimensioni locali per poi farli crescere in verticale. Rispetto ai competitor siamo avvantaggiati, in ottica Pmi, perché abbiamo un costo d’ingresso molto basso e i tempi di avvio dei progetti sono sensibilmente più rapidi: con Talend si passa dai 24 mesi di prima ai 3-6 mesi di oggi”.