Negli Stati Uniti si dice eat your own dog food, una metafora che invita le aziende a utilizzare al proprio interno gli stessi prodotti e servizi venduti esternamente, cioè a essere i primi clienti di sé stessi. Parrebbe scontato farlo per una società tecnologica, ma non sempre accade. E se Nutanix ha deciso di votarsi a questa filosofia, interamente, il merito è anche di Wendy Pfeiffer, da due anni chief information officer della società di San Jose specializzata in software per infrastrutture iperconvergenti e per lo storage definito dal software. Nata nel 2009, da startup di visionari si è trasformata gradualmente in un’azienda quotata in Borsa, con migliaia di dipendenti e con diecimila clienti sparsi nel mondo: una crescita dimensionale e di responsabilità, che imponeva la nomina di un Cio e una più formale definizione delle operations IT.

 

E sembra quanto mai felice la scelta di Pfeiffer, manager che vanta in curriculum precedenti esperienze in GoPro, Yahoo, Cisco ed Exodus Communications, e che fa parte del Cda dell’associazione no-profit Girls in Tech. “Entrando in Nutanix, due anni fa, ho avuto l’opportunità di creare ex novo una squadra It. Uno dei primi progetti avviati è stato quello di abbandonare le tecnologie di Vmware che utilizzavamo, in favore delle nostre soluzioni software per il data center”, racconta Pfeiffer, che abbiamo incontrato ad Anaheim, Los Angeles, in occasione della “Next Conference” di Nutanix. E ironizza, ma non troppo: “Si dice ‘eat your own dog food’ ma non parliamo di cibo per cani. Io preferisco dire ‘drink your own champagne’”.

 

Adottando nel proprio data center il sistema operativo Acropolis (Aos) e l’hypervisor Ahv, Nutanix ha ottenuto vantaggi che spaziano dalla riduzione dei costi (per le mancate spese di acquisto di licenze su software appartenenti alla concorrenza) alla semplificazione delle operations della divisione It. Un team piuttosto piccolo, fra l’altro: sette persone, che da sole riescono a supportare un’azienda con 2.500 dipendenti. “Sette addetti all’It sono sufficienti”, assicura la Cio, “dato che possiamo operare in modo molto efficiente e dato che ciascuno può occuparsi in modo trasversale di compiti diversi”.

 

Oltre alla riduzione dei costi e delle necessità di personale, la scelta di “indipendenza” tecnologica da altri vendor (almeno per quanto riguarda la virtualizzazione e la gestione software-defined del data center) ha garantito a Nutanix altri vantaggi. La soluzione di backup di Hycu, ora integrata nella nuova offerta Nutanix Mine, ha semplificato la vita alla squadra IT. “Per noi Nutanix Mine ha cambiato le regole del gioco”, testimonia Pfeiffer. “Possiamo fare backup su qualsiasi ambiente, disponendo di funzioni di data analytics e facendo ricorso a sistemi hardware commodity, relativamente poco costosi”.

 

Wendy Pfeiffer, chief information officer di Nutanix

 

 

Alla domanda su quanto conti l’innovazione per una Cio della Silicon Valley, la manager ancora una volta usa l’ironia per sottolineare una verità: “Vengo dall’it tradizionale, che è lento nell’abbracciare ogni cambiamento”, ammette. “La principale funzione dell’it non è abbracciare nuove tecnologie, ma permettere al business di funzionare”. Pfeiffer racconta però anche di come il suo team sperimenti in anteprima alcune delle nuove funzionalità ancora non introdotte nelle release ufficiali dei prodotti di Nutanix.

 

L’intelligenza artificiale rientra in questo terreno di sperimentazione e avanguardia, un’intelligenza artificiale che Nutanix applica alla gestione dell’infrastruttura, puntando a trasformare gradualmente l’automazione in “autonomia”. “È già stata resa autonoma una quota compresa tra il 20% e il 30% delle nostre operations”, spiega la Cio. “Nell’ultimo anno circa il 70% dei nostri servizi in precedenza gestiti manualmente è stato sostituito dal machine learning, ottenendo un miglioramento del 30% nella velocità di erogazione. Nel primo trimestre del 2019 abbiamo chiuso molti più ticket rispetto a un anno prima, circa il 47% in più”.