Il mercato dei Pc in ripresa, insieme alla costante richiesta di soluzioni di livello enterprise, ha costretto Intel a rivedere i propri piani. Con una lettera aperta scritta dal Cfo e Ceo ad interim Bob Swan, che ha sostituito pochi mesi fa il dimissionario Brian Krzanich, la società di Santa Clara ha voluto rassicurare i clienti sulla propria capacità di far fronte alla domanda di microprocessori. “Il sorprendente ritorno del total addressable market dei Pc ha messo sotto pressione la nostra rete di impianti di produzione”, ha spiegato Swan. “Stiamo dando maggiore priorità ai processori Xeon e Core in modo da soddisfare la fascia alta. Detto questo, i rifornimenti sono sicuramente ristretti, soprattutto nel segmento entry-level. Ma siamo tuttora convinti di riuscire a rispettare la previsione annuale resa nota a luglio, di 4,5 miliardi di dollari maggiore rispetto alle stime di gennaio”.

Per non lasciare i clienti a bocca asciutta, Intel ha quindi deciso di iscrivere a bilancio una spesa ulteriore di un miliardo di dollari per potenziare i siti produttivi presenti in Oregon, Arizona, Irlanda e Israele, incaricati di realizzare i chip a 14 nanometri. Un piccolo passo avanti, ma che difficilmente basterà per arginare del tutto i problemi. È da tempo che i prezzi delle Cpu della casa di Santa Clara sono in aumento ed è lecito pensare che la tendenza proseguirà anche l’anno prossimo.

Solo per fare un esempio, negli Stati Uniti il prezzo del top di gamma Core i7-8700k è passato da 350 a 399 dollari in meno di un mese. Un rincaro del 15 per cento. Per aggiornare i siti con nuove linee sono necessari interventi tecnici che richiedono mesi e Intel deve far fronte a diverse “emergenze”. Da un lato, come già detto, c’è la domanda sempre maggiore nel mercato dei data center (ma ora anche su quello dei Pc) e dall’altro la crescita del numero di core sullo stesso chip, che aumenta le dimensioni dei die e riduce inevitabilmente lo spazio disponibile sui wafer di silicio.

Come tampone momentaneo, Intel è stata addirittura costretta anche a tornare al nodo a 22 nanometri. Inoltre, c’è il processo di sviluppo (già in netto ritardo) delle soluzioni a 10 nanometri. Nella sua lettera, Swan ha sottolineato come l’azienda stia facendo progressi in questo settore. “La resa sta migliorando e la produzione in volumi è attesa nel 2019”, ha scritto il Cfo. Entro fine mese Intel dovrebbe infine svelare i nuovi processori Core di nona generazione che, per quanto detto finora, potrebbero costare molto ed essere disponibili in quantità limitate.