Ogni giorno nel mondo si contano circa 5,5 milioni di nuovi “oggetti connessi”: sistemi industriali, elettrodomestici, automobili, terminali Pos, televisori, bracciali per il fitness e altri tipi di gadget indossabile, e altro ancora. Il numero, frutto dei conteggi di Gartner e riferito al 2016, dà l’idea di quanto l’Internet of Things sia ufficialmente uscito dalle nicchie di mercato in cui esiste da tempo per diventare fenomeno di massa. Un fenomeno che sta accelerando la trasformazione delle fabbriche, la gestione dell’energia, l’agricoltura, l’automotive e le smart city, oltre che il lavoro di diverse categorie professionali (dai medici ai magazzinieri, dagli ingegneri edili ai commessi di negozio). A detta di Verizon e del suo ultimo report (“State of the Market: Internet of Things 2016”), mentre il 2015 è stato l’anno della legittimazione dell’IoT, adesso si può parlare di un’adozione “mainstream” delle sue variegate tecnologie.

Le aziende hanno recepito il messaggio e ora più di sette su dieci –  il 72% di quelle incluse nel report di Verizon – dichiara di considerare l’Internet of Things fondamentale per acquisire un vantaggio competitivo sulla concorrenza. È noto che poter disporre di grandi quantità di dati aggiornati, come quelli raccolti dai sensori e dalle app, diventa utile solo se si trasforma tale “materia prima” in informazione, filtrando, indicizzando e analizzando ciò che server. Ecco perché quasi il 50% degli intervistati prevede di monetizzare parte di questo patrimonio (almeno il 25% dei propri dati) entro i prossimi due o tre anni. Le analisi dei dati dovranno diventare qualcosa di diverso: non basterà raccogliere dati, ma sarà necessario analizzarli e trasformarli in previsioni (analyltics predittivi) o indicazioni di business (prescrittivi).

Anche a detta di Schneider Electric nei prossimi anni l’Internet delle cose trasformerà in informazioni utili alle aziende (per esempio, per conoscere meglio i loro clienti e per personalizzare l’offerta) dati in precedenza non sfruttati. Così emerge da un’indagine commissionata a Redshift Research e basata su circa 2.600 interviste a decisori di business di aziende da almeno cento dipendenti dislocate in dodici Paesi, Italia inclusa: l’IoT trasformerà dati prima non sfruttati in informazioni utili per conquistare e fidelizzare meglio i clienti. “È passato il momento di domandarsi se l’Internet of Things produrrà valore”, ha sottolineato Prith Banerjee, chief technology officer di Schneider Electric. “Per le aziende, è il momento di prendere decisioni e posizionarsi nel modo giusto per sfruttare al massimo il valore dell’IoT”.

Nell'indagine, il 75% delle aziende interpellate si è detto ottimista sui vantaggi che si potranno ottenere già nel futuro immediato. Il 63% delle organizzazioni, in particolare, pensa di poter utilizzare già nel corso di quest’anno soluzioni IoT che permettano di migliorare l’esperienza del cliente e il customer service, mentre analoghe percentuali si attendono risparmi in ambito edile e industrale grazie a nuove tecnologie di automazione.

 

I vantaggi dell'IoT secondo gli intervistati del reporto di Schneider Electric

 

Gli acceleratori della trasformazione
“Per lungo tempo si è pensato che IoT fosse una combinazione di tecnologie complesse usata solamente da early adopter”, ha dichiarato Mark Bartolomeo, vice presidente IoT connected solutions di Verizon. “Nell’ultimo anno abbiamo invece avuto la prova di come IoT sia utilizzato da una vasta gamma di aziende, imprenditori, enti pubblici e sviluppatori per rispondere alle più importanti esigenze di business, dei consumatori e del settore pubblico. Il risultato finale sarà non solo l’avvento di migliaia di nuovi casi di utilizzo nel corso dei prossimi due anni, ma anche la creazione di un canale d’accesso accelerato per l’innovazione e la creazione di una nuova economia”.

Secondo Verizon l’adozione dell’Internet of Things continuerà a salire con il traino di fattori diversi, tecnologici e non. La maggiore disponibilità di connessioni di rete a banda larga, anche mobile (con l’affermazione del 5G), favorirà soluzioni di automazione che necessitano il continuo scambio di dati, per esempio quelle del settore automobilistico ma anche della robotica industriale, della realtà aumentata e della realtà virtuale. Tra i fattori non strettamente tecnologici vanno citati, invece, gli investimenti a favore dell’innovazione: le startup creatrici di soluzioni IoT per le imprese, in particolare, vedranno crescere di molto i loro capitali (due o tre volte di più rispetto a quelle che si occupano di IoT per il settore consumer).

Sempre a detta di Verizon, andranno in favore dell’Internet delle cose anche nuove normative che sfrutteranno la tecnologia per variegati scopi. Un esempio è la nuova legge statunitense sulla distribuzione dei medicinali, il Drug Supply Chain Act, che dà tempo alle imprese farmaceutiche fino al termine del 2017 per adottare sistemi di trasferimento e stoccaggio elettronico della cronologia delle transazioni per tutti gli articoli soggetti a prescrizione. Un metodo che potrà contrastare la contraffazione di farmaci, un business che ogni anno comporta per il settore una perdita di 75 miliardi di dollari secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

 

 

Il valore sociale dell’IoT
I numeri ci dicono molto sull’evoluzione di questo fenomeno, ma non bastano a spiegarne l’essenza né la portata sociale (accanto a quella economica). Esiste una corrente di pensiero che concepisce l’Internet delle cose come leva di progresso sociale, e due dei macrotend previsti dall’indagine di Schneider Electric vi fanno esplicito riferimento. Il primo è l’affermazione dell’IoT come fonte di crescita non solo per le imprese private e le pubbliche amministrazioni, ma anche per i Paesi emergenti. Questi, addirittura più di quanto sapranno fare le economie avanzate, potranno sfruttare rapidamente i vantaggi dell’Internet of Things senza avere sulle spalle il peso di infrastrutture preesistenti. McKinsey concorda con tale visione, prevedendo che nei prossimi anni il 40% del giro d’affari delle soluzioni IoT sarà generato da Paesi in via di sviluppo. 

Il secondo trend è strettamente legato al primo ma coinvolge un po’ tutti i Paesi, a economia matura o acerba che siano. Le soluzioni IoT, secondo gli intervistati dell’indagine di Schneider Electric, saranno usate per affrontare le sfide ambientali e sociali del nostro tempo. La sola tecnologia, senza politiche nazionali e internazionali che la promuovano, non basterà. Ma sarà il fondamentale mezzo per raggiungere obiettivi come il contenimento del riscaldamento globale (a non più di due gradi, secondo l’accordo raggiunto da 196 Paesi all’ultima conferenza di Parigi sul cambiamento climatico) tramite la riduzione dei gas serra, oppure il più equo utilizzo delle risorse idriche e agricole. In sintesi, l’Internet delle Cose sarà lo strumento concreto con cui raggiungere obiettivi di sostenibilità ambientale e sociale.