Un fondo d'investimento tedesco, Point Nine Capital, ha investito nella startup italiana Cibando, che ha sviluppato e gestisce un'applicazione iPhone dedicata alla ristorazione. L'applicazione è gratuita sia per gli utenti sia per i ristoratori, e serve a cercare ristoranti in una determinata zona.
Il funzionamento è piuttosto semplice. Una volta scaricata, l'applicazione mostra su una mappa i ristoranti vicini, e per ognuno di essi si possono ottenere alcune informazioni di base, telefonare, esprimere un giudizio positivo, consultare il sito web, leggere le opinioni degli utenti, vedere una galleria fotografica e altro. È anche possibile personalizzare il raggio di ricerca.
Cibrando
Un'applicazione ben fatta che ha trovato un successo più che soddisfacente tra gli utenti iOS. Ancora più rilevante però è il fatto che "l'accordo è significativo perché è il primo investimento in una startup in Italia, un mercato ampiamente trascurato dal capitale di rischio. Al di là dei tradizionali e-commerce ci sono ben poche startup italiane rispetto agli altri paesi principali in Europa", spiega Mike Butcher di TechCrunch.
Questo investimento può quindi far sperare in una nuova tendenza in Italia. Che sia finalmente giunto il tempo in cui si può tentare di creare un'attività con un buon margine di rischio? Si potrà sperare nel 2012 di vedere altri investitori concedere il proprio capitale a promettenti progetti italiani?
Di certo l'investimento di Point Nine è un ottimo segnale, che lascia sperare in un migliore futuro per i giovani imprenditori italiani che puntano sulle proprie idee. "Guk (il fondatore di Cibando, NdR) è un giovane imprenditore dal talento eccezionale. Siamo molto felici anche di fare il nostro primo investimento in Italia, un mercato che fino ad ora è stato trascurato dai fondi d'investimento".
E da questo punto di vista il quadro italiano è piuttosto deprimente. L'imprenditoria basata sul rischio è sempre stata una rarità, così come la possibilità di ottenere fondi dalle banche senza offrire garanzie praticamente impossibili senza proporre modelli di business più che testati. I fondi d'investimento esistono anche da noi, certo, ma sono pochi, con mezzi limitati e in generale poco inclini a investire su startup senza forti garanzie di ritorno, come appunto Cibando.
Italian Angels for Growth e Italian Business Angel Network sono probabilmente i duce VC (Venture Capital, i fondi d'investimento) più rilevanti nel nostro paese, ma nei loro portfolio si trovano ben poche iniziative di tipo consumer o particolarmente innovative, ma piuttosto aziende giovani che puntano su iniziative B2B piuttosto credibili. Insomma, si rischia poco.
Forse per questo Butcher conclude dicendo che "Gli investitori VC italiani (quelli con sede in Italia) sono, in generale, notoriamente inutili nell'identificare affari ad alta crescita nel loro paese, quindi sarà interessante vedere come investitori esterni cercano buoni affari nel pase. Il mobile, in particolare, sembra una buona scommessa considerando la passione italiana per questa piattaforma".
In sintesi: se in Italia ci sono da fare dei buoni affari con le startup tecnologiche, a farli saranno dei fondi esteri, perché i nostri sono troppo timidi o spaventati per farlo. L'investimento di Point Nine in Cibando è una buona notizia per gli imprenditori italiani con delle buone idee, ma una pessima pubblicità per la cultura dell'investimento in Italia.
Il nuovo anno è appena cominciato, sapremo cambiare questa situazione?