In Italia si fanno bene solo alcune cose: la pasta, la pizza, il caffè, il sesso e la pirateria. Già, la pirateria e non parliamo della pratica di depredare le navi. Il CNR, Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha raccolto i dati sulla fenomeno pirateria, integrando nella ricerca il peer to peer (P2P) e qualsiasi altra forma truffaldina nei confronti del mercato musicale.

Primi in Europa, la pirateria in Italia raggiunge i 60 milioni di euro, circa un quarto del mercato discografico italiano. Non bastano quindi le denuncie e le maxi-operazioni di polizia. L'FPM - la Federazione contro la pirateria musicale - ha rilasciato gli impressionanti dati del 2006:

I dati, come abbiamo detto, sono molto alti, ma in calo rispetto al 2005. Dove agisce e come si muove il mercato pirata?

L'FPM afferma che gra parte del mercato della pirateria è tenuto in rivendite ambulanti (59%), nelle case di privati (16%), nelle centrali di masterizzazione (14%) e nei negozi musicali (7%).

Prima in Europa dicevamo, ma anche nella Top Ten mondiale, dove la fanno da padroni Indonesia (88%), Cina (85%) e Russia (67%).

Qual è il peso del peer to peer in questo fenomeno dalle mille sfaccettature? 20 miliardi di download musicali all'anno, con 10 milioni di utenti online contemporaneamente pronti a scambiarsi materiale.