Creduloni e disinformati, ma anche consapevoli di esserlo: il 65% degli italiani non sa distinguere un sito Web attendibile da uno di fake news, mentre su Facebook la percentuale di coloro che non riconoscono le bufale sale all'82%, su Twitter al 70%. Fa riflettere il ritratto degli italiani dipinto dalla Università Suor Orsola Benincasa di Napoli nel suo report biennale “Infosfera”, realizzato consultando tramite questionario un campione di 1.520 cittadini di ogni età e professione. A guardare la ormai diffusa incapacità di riconoscere il vero e il falso (o almeno ciò che è macroscopicamente falso, come certe fake news), verrebbe da pensare che anni di social network hanno lasciato un non piacevole segno. Ma d'altra parte il problema della scarsa propensione alla lettura precede l'avvento di Facebook ed è in questo terreno, forse, che le bufale soprattutto mettono le radici.

Gli autori dello studio fanno notare che “Facebook, Twitter e la blogsfera in generale sono ormai a tutti gli effetti dei media che non solo si affiancano a quelli tradizionali, ma rivelano la capacità egemonica della Rete nella formazione dell’opinione pubblica”. Internet, d'altra parte, non può non essere considerato anche una grande risorsa informativa, abbondante e variegata all'eccesso. Non stupirà troppo gli editori, da anni in lotta con una trasformazione distruttiva dei vecchi modelli di business, il fatto che l'80% circa degli italiani pensi di poter trovare facilmente le notizie di cui ha bisogno senza dover pagare per una pubblicazione cartacea o per un abbonamento premium.

il Web è dunque il regno dell'abbondanza, in cui si mescolano informazione di qualità e spazzatura, ma è anche un luogo dove le opinioni tendono a polarizzarsi. Spesso si assiste a scontri verbali, per esempio nei commenti in coda a notizia su determinati temi, ma d'altra parte le discussioni on line tendono a svolgersi su pagine frequentate tendenzialmente da persone che condividono la stessa ideologia o parere. Per via di queste dinamiche, dunque, il 70% circa degli itervistati ritiene che il Web non faciliti il confronto tra punti di vista diversi.

La tendenza nostrana ad abboccare alle bufale era già stata evidenziata mesi fa da un altro studio, realizzato da Findomestic in collaborazione con Doxa. Interpellando gli intervistati sulla falsa notizia di una bambina musulmana di otto anni data in sposa a Padova a un uomo di 35 anni (la fake news era diventata virale lo scorso novembre), si è scoperto che il 63% delle persone la ritenevano autentica. Tra gli intervistati, inoltre, uno su due ha ammesso di essere caduto nella trappola delle bufale online almeno una volta nel corso di un anno.