A Kaspersky Lab non piace il comportamento scorretto di Apple, portato avanti attraverso l’App Store. Dopo il caso di Spotify, anche la società di cybersicurezza si è lamentata dei comportamenti anticoncorrenziali della Mela e, come riferito in un blogpost, si è rivolta alle autorità russe per denunciare i danni subiti. A detta di Zdnet, la denuncia è stata depositata soltanto al Servizio Federale Antimonopolista russo e non all’autorità antitrust europea.

Nel 2016 Kaspersky Lab si era lamentata di Microsoft, accusata di sfruttare la posizione di mercato di Windows per ostacolare i software di sicurezza altrui. In seguito a un cambiamento di policy, la denuncia fatta all’antitrust russo e a quello europeo era stata ritirata. Ora è la volta della Mela e il problema riguarda Kaspersky Safe Kids, un’app di parental control che permette ai genitori di monitorare sull’utilizzo sicuro del telefono da parte dei figli, e che l’anno scorso è stata bocciata dall’App Store in quanto non rientrante nelle linee guida del marketplace.

In particolare, l’applicazione a detta di Apple viola i criteri di uso delle Api previsti al paragrafo 2.5.1. Per poter essere ammessa, Safe Kids avrebbe dovuto rinunciare a due delle sue funzionalità più importanti, ovvero il controllo delle app eseguibili e il blocco del browser diversi da quello interno all’applicazione di Kaspersky. Dunque, anche di Safari. “Togliendo queste due funzioni da Kaspersky Safe Kids per iOS,”, scrive la società, “verremmo totalmente meno agli impegni con i genitori, i quali si aspettando che i loro ragazzi possano usare in sicurezza gli iPhone e iPad con la nostra applicazioni installata”.

 

 

Non che Apple se la sia presa solo con Kaspersky. Il cambiamento di policy ha bastonato un po’ tutte le app di parental control presenti nel negozio virtuale, ed è accaduto dopo l’annuncio della funzione Screen Time all’interno di iOS 12. Si tratta di uno strumento che permette agli utenti di monitorare il tempo trascorso su applicazioni in esecuzione o siti Web, impostando eventualmente delle restrizioni. “In sostanza è l’app di controllo parentale di Apple”, sintetizza Kaspersky. Da qui il sospetto che, più che per ragioni di policy d’uso, la società di Cupertino abbia agito per favorire sé stessa ai danni dei concorrenti.

“Dal nostro punto di vista”, spiega Kasperksy, “Apple usa la propria posizione di proprietario e supervisore della piattaforma per portare applicazioni agli utenti della piattaforma, dettare i termini ed evitare ad altri sviluppatori di operare a parità di condizioni”.