Google fa un passo di lato nella gestione del progetto Kubernetes. L’azienda californiana, ideatrice del motore open source di orchestrazione dei container già “donato” nel 2015 alla Cloud Native Computing Foundation (Cncf), ha deciso di cedere il controllo sulle attività quotidiane proprio alla fondazione. Inoltre, nei prossimi tre anni Big G elargirà all’organizzazione nove milioni di dollari sotto forma di crediti da utilizzare sulla propria piattaforma cloud. Il finanziamento dovrebbe coprire tutti i costi dei test di scalabilità della piattaforma, oltre alle necessità si storage e di risorse di rete. La decisione di Google non è di secondo piano. Fino ad oggi, infatti, Big G ha ospitato praticamente tutti componenti che hanno permesso a Kubernetes di crescere, come ad esempio l’infrastruttura di continuous integration and continuous delivery (Ci/Cd) e il repository per le immagini.

E, con il passare del tempo, è diventato un fardello sempre più importante da gestire. Solo per fare un paio di numeri, dal lancio del progetto sono state scaricate 130 milioni di immagini e regolarmente Kubernetes opera circa 150mila container su cinquemila macchine virtuali. Risorse importanti, anche per un gigante come Google. Inoltre, della Cloud Native Computing Foundation fanno parte anche altri player del settore concorrenti di Big G.

Si parla ad esempio di Amazon Web Services, Microsoft, Ibm e altri. Realtà che contribuiscono attivamente all’iniziativa e che a partire da adesso dovranno condividere anche gli oneri dell’infrastruttura. Ovviamente, l’azienda di Mountain View preferisce puntare su altri elementi, come la possibilità di condividere con ancora più efficienza le decisioni operative su Kubernetes. Le risorse in cloud messe a disposizione da Google saranno invece riservate quasi esclusivamente per lo sviluppo, in modo da assicurare che il motore rimanga sempre aggiornato e pronto per un utilizzo enterprise.

È probabile che nel prossimo futuro una parte della componente infrastrutturale siglata Big G venga poi fatta traslare dalla fondazione verso i cloud di altri provider, in modo da sganciare ulteriormente Kubernetes dalla propria casa madre. “Ora il progetto è non solo open source, ma gestito in modo aperto da una comunità aperta”, è il commento di Dan Kohn, direttore esecutivo della Cncf.